Io ho un problema, con questi viaggi con le guide. Non mi ricordo i loro nomi. E neanche quelli degli autisti. Quindi d’ora in poi, sarà tutto un “la guida”, “l’autista”, che fa molto Stalker di Tarkovskij, ma che è segno della mia incapacità di trattenere i nomi (e/o di segnarmeli da qualche parte). A mia ulteriore vergogna, con la guida è pure successo che quando siamo arrivati in aeroporto, siccome non aveva il cartello con i nostri nomi, ci ha mandato una sua foto su whatsapp e io appena uscito dagli arrivi ho subito puntato un altro tizio che aveva la maglietta dello stesso colore.
A ogni modo, la nostra guida per Ho Chi Minh City e il delta del Mekong è un ragazzo sulla ventina, molto energetico e che fisicamente sembra anche un po’ un me stesso più giovane e vietnamita, mentre l’autista è, come da copione in questi casi, un signore più anziano che, come nei film di rapine, guida e basta (perché di solito o hai una macchina o sai parlare inglese, l’investimento è in uno solo dei due campi).
Questo dinamico duo ci recupera in albergo dopo una (buona) colazione in cui sono ancora nella mia fase di luna di miele con il mangiare alla mattina lo stesso cibo che di solito mangerei a cena (spoiler: non dura molto), ci carica armi e bagagli in macchina e si butta nel traffico dell’ora di punta per uscire dalla città.
Abbiamo avuto una prima infarinatura della mobilità locale la sera prima, nel tragitto dall’aeroporto. Ma ora che abbiamo più tempo per concentrarci su quello che succede in strada, è tutta un’altra cosa.
Motorini.
Motorini ovunque. Guidati da chiunque.
Con caschi che sembrano elmetti da fantini, caschetti della bici, caschetti coloniali verde militare con la stella rossa, senza casco.
Da soli, in due, in tre, in intere famiglie con bambini in piedi con il mento appoggiato direttamente sul manubrio, così in caso di buca i denti da latte saltano tutti in una volta sola e ci leviamo il pensiero. Ci sono addirittura dei seggioloni fatti apposta per essere appoggiati sul pianale e trasportare meglio i bambini.
Chi viaggia da solo spesso non è davvero da solo: ha un carico di borse, sacchetti, scatole, elettrodomestici a fargli o farle compagnia. Alcune robe fanno fremere il me stesso che ha giocato a Death Stranding.
In una macchina accanto, mi piace pensare, un funzionario belga dell’Unione Europa che si occupa di regolamentazione stradale viene colpito da un attacco di panico e si fa esplodere insieme alla famiglia con guida e autista.












Colei che canta (Storie dello Spadaccino Vol.2)




