Brinzio
| Brinzio comune | |
|---|---|
Sullo sfondo, il versante settentrionale del Campo dei Fiori (a destra) e il monte Legnone | |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Massimo Piccinelli (lista civica Obiettivo Brinzio) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 45°53′17.4″N 8°47′26.24″E |
| Altitudine | 510 m s.l.m. |
| Superficie | 6,4[1] km² |
| Abitanti | 757[2] (31-5-2026) |
| Densità | 118,28 ab./km² |
| Comuni confinanti | Bedero Valcuvia, Castello Cabiaglio, Induno Olona, Rancio Valcuvia, Valganna, Varese |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 21030 |
| Prefisso | 0332 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 012021 |
| Cod. catastale | B182 |
| Targa | VA |
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa)[3] |
| Cl. climatica | zona E, 2 751 GG[4] |
| Nome abitanti | brinziesi[5] |
| Patrono | santi Pietro e Paolo |
| Giorno festivo | 29 giugno |
| PIL procapite | (nominale) 24 537 € (anno d'imposta 2023)[6] |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Brinzio (AFI: /ˈbrint͡sjo/[7] ; Brin-sc o Brinš[8][9], /ˈbrĩːʃ/ in dialetto varesotto) è un comune italiano di 757 abitanti[2] della provincia di Varese in Lombardia. È situato a 11 chilometri dal centro di Varese, nella valle che separa i massicci montuosi prealpini del Campo dei Fiori e della Martica; l'altitudine media del territorio comunale è di 510 metri s.l.m.[10] Il toponimo è a volte citato accompagnato dall'articolo determinativo, sicché ci si può riferire al paese come Il Brinzio (Ul Brinsc nel vernacolo varesotto)[11].
L'esistenza del borgo è attestata dal 979 d.C., mentre il territorio dove è situato risulta essere abitato fin dalla Preistoria[12]; è amministrativamente un comune autonomo da prima del XIV secolo[13] e tale è rimasto nelle epoche successive, con solo una parentesi di accorpamento a borghi limitrofi tra il 1809 e il 1816[14][15].
Brinzio, il cui territorio è interamente compreso nel Parco regionale Campo dei Fiori, ha conservato nel tempo le proprie caratteristiche di borgo rurale, inserito nel peculiare ambiente naturale della fascia prealpina del Varesotto[16].
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Territorio
[modifica | modifica wikitesto]La vallata in cui è situato il paese si apre a sud-est, tramite il passo della Motta Rossa, verso la Val di Rasa (e quindi verso Varese) e a nord-ovest verso la Valganna[17] e la Valcuvia; alcune fonti la considerano parte integrante di quest'ultima[18], mentre per altre essa costituirebbe un tutt'uno anche con la Val di Rasa e con tutta la vallata segnata dall'alto corso del fiume Olona, ossia dal passo della Motta Rossa fino alla località Robarello nel comune di Varese. Ulteriori fonti ottocentesche e finanche anteriori[19] designano come val Brinci addirittura tutto il territorio vallivo che va dalle porte di Varese (al di sotto della prima cappella del Sacro Monte) fino a Luino (Luvino) e al lago Maggiore[20]; Giulio Cesare Bizzozero, nell'opera Varese e il suo territorio, ricomprende la val Brinzio tra Ferrera e Fogliaro passando per Rancio[21].
L'altitudine del territorio comunale è compresa fra una quota minima di 400 metri s.l.m. e una quota massima di 1 032 metri s.l.m.[17]
Il comune confina a nord con il territorio di Bedero Valcuvia, a est con Valganna e Induno Olona, a sud con Varese, a ovest con Castello Cabiaglio e Rancio Valcuvia[22].
Dal punto di vista sismico il territorio comunale si trova, stando alla classificazione della protezione civile, in zona 4 (soggetta a sismicità molto bassa)[23].
Idrografia
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Nel territorio comunale si trovano il laghetto di Brinzio (dichiarato riserva naturale orientata) e numerosi torrenti. Confluiscono nel laghetto, alimentato anche da sorgenti perenni insite nel relativo bacino, i torrenti Rio di Brinzio, Intrino e Buragona. Unico emissario del laghetto è il torrente Brivola.
Il torrente più importante del paese (a livello di portata e alveo) è il Valmolina, che nasce dall'unione di alcuni ruscelli sulla Martica in località Pianco, quindi scende dalla montagna, scorre nel centro del paese e poi a ovest verso la Valcuvia, raccogliendo le acque dei torrenti Brivola e Riazzo (che nasce sul Campo dei Fiori, in territorio di Varese). Poco dopo la confluenza, il Valmolina compie un salto di 27 metri, detto cascata del Pesegh o Pesech, per poi raccogliere anche le acque del torrente Pardomo e infine sfociare nel Rancina, affluente del Margorabbia e, in ultima istanza, del lago Maggiore. Lo sbarramento morenico costituito dal passo della Motta Rossa, originatosi a seguito della glaciazione Würm tra i massicci del Campo dei Fiori e della Martica, separa Brinzio dal bacino idrografico dell'Olona.
Fino circa ai primi anni del XX secolo il paese fu interessato con regolarità da problemi idrogeologici: le piogge abbondanti causavano infatti l'esondazione dei torrenti che discendevano in valle, in particolar modo all'originaria confluenza tra Intrino e Brivola, non troppo discosta dalla chiesa. Piene particolarmente consistenti potevano invadere le vie dell'abitato e causare gravi danni a persone e cose; su alcune case sono apposte targhette che segnano il livello raggiunto dalle piene[24]. Alcuni interventi sull'idrografia locale (quali la deviazione dell'Intrino nel laghetto, l'allargamento e l'approfondimento degli alvei, il consolidamento degli argini)[25] hanno notevolmente ridotto il problema, consentendo alle acque torrentizie di scaricarsi ordinatamente a valle nel "collettore naturale" costituito dalla cascata del Pesegh e dal Rancina[26]. Problemi di natura alluvionale si sono però ripresentati verso il terzo millennio, laddove piogge torrenziali hanno saturato torrenti e ruscelli, portando anche a valle consistenti quantità di detriti, con effetti deleteri in particolare per il laghetto[27][28].
Altre importanti zone umide sono le torbiere; nella zona nord del territorio comunale se ne trovano varie, delle quali il Pau Majur è la principale, dichiarata riserva naturale orientata[17].
Clima
[modifica | modifica wikitesto]Data la posizione del paese, adagiato in fondo a una valle non molto larga e circondata da creste montuose alte anche più di 1 000 m sul livello del mare, il microclima locale non beneficia dell'influenza mitigatrice del lago Maggiore e degli altri bacini lacustri minori della provincia. Per la stessa ragione, nonché per il contesto agro-silvestre che circonda l'abitato, il territorio comunale è soggetto a un'isola climatica, per effetto della quale nei comuni limitrofi il tempo atmosferico e/o le temperature possono essere anche sensibilmente diverse da quelle brinziesi[17]. Le temperature minime tardo-autunnali e invernali scendono spesso sotto lo zero (la minima storica è di -18 °C, registrata l'11 febbraio 1929[29]), anche a causa della scarsa esposizione al sole del territorio. La piovosità è tra le più alte d'Italia, con oltre 1 500 mm di media all'anno, concentrati soprattutto nei periodi marzo - maggio e settembre - ottobre. In inverno la neve cade molto frequentemente tra novembre e marzo, con un accumulo medio di oltre 60 cm annui[30].
- Classificazione climatica: zona E, 2751 GG[10].
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Due sono le ipotesi sull'origine del nome Brinzio[31]. La prima[31] lo lega al nome degli Insubri, la prima popolazione che si stanziò nel Varesotto, che a sua volta ha origine dal termine gallico n-so-Bri (o briae), che indicherebbe i ponti o le palafitte: i ritrovamenti archeologici sembrano infatti indicare che la prima colonizzazione della vallata, piuttosto acquitrinosa, sia avvenuta con questo tipo di insediamenti. La seconda[32] lo associa all'antroponimo, o nome di famiglia, Berentius[33].
Il toponimo è altresì attestato con varie grafie arcaiche, quali Brincio (che appare negli Statuti delle strade ed acque del contado di Milano fatti nel 1346, raccolti da Giulio Porro Lambertenghi nel 1868), Brinci o Brenci[18]; degna di nota è anche la presenza dell'indicazione Brino sulla mappa del Ducato di Milano nella Galleria delle carte geografiche dei Musei Vaticani, affrescata sotto la direzione di Ignazio Danti nel 1581.
Storia
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Secondo tradizioni locali, il paese fu fondato da pastori provenienti da Castello Cabiaglio, che si stabilirono nella località nota come Casée (considerato il nucleo più antico del borgo); nella realtà dei fatti è stato accertato che la presenza di un insediamento umano nella zona risale già alla Preistoria. Successivamente, la zona continuò a essere abitata anche in epoca romana[34]. La prima fonte scritta su Brinzio è un documento del 979[35], conservato presso il Sacro Monte di Varese, nel quale si attestano alcune permute di terreni[36]. In un'altra carta, rogata l'8 settembre 1197, compaiono gli organi e le persone preposte al governo della comunità[37]. L'atto annota la seguente transazione: Marcius de Vivencis e Giovanni detto Lei, consoli, Guido Sartor, decano, e i deputati Spinacius, Giovanni de Flumine, Pietro Bonacosa, Lanfranco Dodonus, Giovanni Arnaldi, Ambrogio Corda e Pietro Lixia vendono alla chiesa di Santa Maria del Monte numerosi appezzamenti di terreno, da tempo affittati dalla stessa[38]. Da ciò si deduce che il paese è governato da due consoli, un decano e alcuni deputati, più propriamente detti "vicini". Il permanere dell'ordinamento consolare e della vicinia è documentato in ulteriori carteggi risalenti alla fine del XVI secolo e ai primi del XVII secolo; in particolare, il 6 aprile 1645 è attestata la presenza a Cuvio del console Giovanni Maria de Vanino, che presenziò alla presa di possesso del feudo della Valcuvia da parte di Stefano e Pietro Cotta[39]. Nel 1751 il paese fu inserito nel compartimento del Ducato di Milano, XVII distretto della Pieve di Val Cuvia[40].
Con la Rivoluzione francese e la successiva ascesa di Napoleone Bonaparte, l'assetto amministrativo del comune mutò[40]. Durante la Repubblica Cisalpina le municipalità furono sottoposte ai dipartimenti (costituzione del 9 luglio 1797), si istituirono prefetture e vice-prefetture (6 maggio 1802), si divisero i comuni in tre classi sulla base della popolazione (24 luglio 1802) e per i comuni di terza classe (come appunto Brinzio) si istituì per la prima volta la figura del sindaco, capo dell'amministrazione comunale, nominato dal re e sottoposto al controllo del prefetto di competenza (nella fattispecie quello di Cuvio). Brinzio venne inserito nel dipartimento del Verbano, poi conglobato in quello dell'Olona, e infine nel IX distretto di Cuvio. Nel 1800 passò sotto il dipartimento del Lario, e nel 1805 venne inserito nel cantone di Cuvio[40]. Nel 1809 Brinzio perse l'autonomia comunale e fu amministrativamente accorpato (insieme ad altri borghi limitrofi) sotto la giurisdizione di Cuvio, per poi passare nel 1812 sotto Rancio[14].
Il Congresso di Vienna produsse ancora modificazioni. La Lombardia tornò sotto il controllo degli Asburgo, sancendo il sostanziale ritorno al sistema amministrativo in uso al tempo dell'imperatrice Maria Teresa: il 12 febbraio 1816 Brinzio fu ricostituito in comune autonomo[15] e assegnato alla provincia di Como e, sotto di essa, al distretto XVIII di Cuvio. Il successivo 12 aprile venne introdotto come organo di governo locale il consiglio degli estimati (erede della vicinia, formato dai proprietari terrieri di maggior rilevanza), che eleggeva tre deputati, il cancelliere del censo e l'agente comunale[41]. Per quanto riguarda l'istruzione pubblica, già nel 1822, per iniziativa del parroco don Luigi Giacometti, fu creata una scuola pubblica maschile, le cui lezioni si svolgevano all'interno della casa del presbitero. Nel 1853 essa venne aperta anche alle ragazze[42]. Nello stesso anno una riforma dei distretti della provincia comense fece passare Brinzio nella XVI ripartizione, facente capo a Varese[15].
Con l'Unità d'Italia, il paese venne poi inquadrato nel III mandamento di Cuvio, in provincia di Como[43]. Con la promulgazione della legge Rattazzi (23 ottobre 1859), la popolazione maschile di Brinzio fu chiamata alle urne per eleggere un consiglio comunale. Il 20 gennaio 1860, su 78 aventi diritto votarono in 43 ed elessero 15 consiglieri. Nel 1860 il Re nominò il primo sindaco del paese: il cav. Pietro Vanini[44].
Pochi anni dopo la fine della prima guerra mondiale, con l'avvento del fascismo, il sindaco fu sostituito dal podestà, di nomina governativa. Primo podestà fu l'avv. Franco Piccinelli. Nel 1927 il paese passò dalla provincia di Como alla nuova provincia di Varese[45].
Durante la seconda guerra mondiale furono diverse decine le persone, sfollate dalle città, che trovarono rifugio a Brinzio, ivi compresi alcuni ebrei, che con la complicità del Comune poterono sfuggire alle persecuzioni nazifasciste, vivendo nascosti sotto falsa identità[46]. Col ritorno alla democrazia, nel referendum istituzionale del 1946 i cittadini brinziesi si espressero a larga maggioranza per la monarchia, in controtendenza col dato nazionale e provinciale; nelle contemporanee elezioni politiche, la Democrazia Cristiana si affermò come primo partito e tale sarebbe rimasto fino al 1994.[47][48].
Negli anni cinquanta la Società Astronomica Varesina, presieduta da Salvatore Furia, installò in località Casée una stazione di rilevamento meteorologico.[49].
Nel 1973 fu al centro delle cronache la situazione della cava di porfido sita sul monte Martica, accusata di provocare un impatto eccessivo sull'ambiente montano, oltre che a contribuire all'interramento del laghetto a causa del dilavamento detritico causato dalle piogge. La cava fu chiusa all'attività estrattiva nel 1993 e di fatto abbandonata, andando incontro a un processo di rinaturalizzazione[50][51][52] e sottoposta a bonifica statica nel 2000[53]; solo negli anni 2020, a seguito di una vertenza tra istituzioni locali e proprietari, il sito verrà infine definitivamente stralciato dal piano cave della provincia di Varese[54].
Nel 1974, sempre su impulso del prof. Furia, si iniziò a discutere sull'opportunità di istituire un parco naturale a tutela del territorio del massiccio del Campo dei Fiori; il progetto si concretizzò dieci anni dopo, nel 1984, con l'istituzione del parco regionale Campo dei Fiori, avente sede proprio a Brinzio.
Simboli
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Stemma e gonfalone attualmente in uso sono stati concessi con decreto del Presidente della Repubblica n. 1597 del 20 marzo 1984[55][56].
- Stemma
- Gonfalone
- Bandiera
Il Comune annovera tra le proprie insegne anche una bandiera, con la medesima struttura cromatica del gonfalone e lo stemma ricamato in posizione centrale, senza iscrizioni.[58]
Simboli desueti
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Prima di adottare i suddetti simboli, il comune impiegava come emblema araldico (in via non ufficiale) uno scudetto raffigurante un castagno stilizzato dai rami ritorti, verosimilmente al naturale. Tale emblema è riprodotto in bassorilievo sulla facciata del municipio, nonché all'interno del vecchio palazzo comunale accanto alla chiesa.
Non essendo tale simbolo riconosciuto a termini normativi, nel 1933 il comune avviò l'iter legale per dotarsi di un'arma regolare. Questa fu la blasonatura proposta[57]:
E questo il gonfalone[57]:
Dai documenti dell'Ufficio Araldico dell'Archivio Centrale dello Stato risulta che siffatti stemma e gonfalone (da integrarsi, come da norme vigenti, col capo del Littorio) vennero ratificati con regio decreto del 5 settembre 1942[55]; a causa della guerra in corso e dei successivi avvenimenti, che causarono gravi difficoltà nelle comunicazioni in tutta Italia, l'atto non venne probabilmente mai notificato all'amministrazione comunale e tali simboli non poterono dunque mai entrare in uso.[59]
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
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- Le prime testimonianze dell'esistenza della chiesa di Brinzio risalgono al 1197[35]. Aveva una sola navata, tre altari, un piccolo campanile ed era circondata dal cimitero. Vestigia più evidente di questo antico tempio è un affresco probabilmente cinquecentesco (sulla cornice è riportato l'anno 1603, ma si tratta di un'aggiunta successiva), posto al di sotto di un porticato affacciato sulla piazza prospiciente e raffigurante San Pietro. Sul finire del XVIII secolo, il parroco avviò i lavori per la ricostruzione e l'ampliamento[60], che portarono all'edificazione di una chiesa del tutto nuova[61]. Il progetto era piuttosto affine allo stile barocco, ma senza particolare sfarzo. Nel 1779 il vescovo di Como officiò la consacrazione[62]. Nel corso dell'Ottocento e del Novecento si susseguirono vari lavori di ampliamento e miglioramento della chiesa, che venne dotata di un organo e di vari nuovi arredi. Nel 1903 fu riedificato il campanile, dotato di un nuovo concerto di cinque campane, e nel 1947 venne effettuato un restauro e un abbellimento generale di tutto l'edificio, che gli conferì l'aspetto finale[63]. Nel 2002 si attuò un ulteriore rinnovamento del campanile, con rifacimento della cupola in rame, restauro del globo dorato del pinnacolo e sostituzione di quadranti e lancette dell'orologio, rifatti secondo il disegno originale del 1903[64]; le parti murarie della torre però si deteriorarono rapidamente e dovettero essere nuovamente rimaneggiate negli anni 2016-2017, in concomitanza con il restauro conservativo effettuato sull'esterno dell'intero tempio.
- Monastero femminile
- Tra il XV[65][66] e il XVI secolo a Brinzio ebbe sede una piccola comunità di suore di clausura, costituita per iniziativa di tre donne del luogo, desiderose di praticare la vita consacrata, ma costrette ad "autogestirsi" poiché prive di una dote sufficiente a entrare in una comunità esistente. La comunità, pur se priva di un vero riconoscimento formale (durante la sua esistenza adottò unilateralmente varie regole), crebbe e divenne localmente potente e influente, in quanto le venne conferita la proprietà di una vasta superficie di boschi e terreni coltivabili nella valle di Brinzio, oltre al mantenimento del sacerdote in servizio presso la chiesa. Essa cessò definitivamente di esistere nel 1540, allorché le ultime consorelle si trasferirono al Sacro Monte di Varese e a Torno[67]. Nelle pertinenze della chiesa parrocchiale sopravvivono alcuni degli edifici ove detta comunità risiedette[68].
- Cappelletta dell'Addolorata

- All'incrocio tra via Roma e via Marconi, all'estremità ovest del centro storico, si trova la cappella della Madonna Addolorata, chiamata dai brinziesi Re Gisora ("la chiesetta"). Stando ai documenti storici disponibili (due relazioni dei parroci in carica nel paese, risalenti rispettivamente al 1696[69] e al 1779[70], le quali riportano la chiesa parrocchiale quale unico edificio sacro brinziese), è databile all'ultimo ventennio del XVIII secolo. La decorazione interna è attribuita al pittore Giovan Battista Ronchelli (Castello Cabiaglio, 1715 - 1788), prima allievo di Pietro Antonio Magatti e poi continuatore della sua opera, che realizzò tre affreschi, raffiguranti San Rocco, San Sebastiano e una Madonna Addolorata con due dolenti[71]. Tale cappella, a partire dal 1906, venne talvolta utilizzata per la celebrazione della Santa Messa, usanza sospesa nel 1927, dietro richiesta della sede vescovile di Como e a causa del curioso fatto che il tempietto era stato dato in custodia dalla parrocchia a un privato cittadino, che usava anche fare la questua senza autorizzazione da parte del parroco. Nel 1907 fu costruito il campanile, su cui fu posta una delle tre campane componenti l'antico concerto del campanile della chiesa, sostituite quattro anni prima[72]. Nel 1910 il decoratore Riccardo Donati di Fogliaro ritoccò l'interno, mentre nel 1934 si provvide a rifare il tetto in ardesia, ridistendere l'intonaco alle pareti e porre un'inferriata all'ingresso. Nel 1946 alcune famiglie sfollate a Brinzio durante la guerra finanziarono ulteriori interventi di restauro: la famiglia milanese Cabassi donò un nuovo altare di marmo, contenente una statua del Cristo morto, i varesini Cranna una tela raffigurante l'Addolorata, che fu posta a coprire l'affresco omonimo del Ronchelli, mentre i ritratti di San Rocco e San Sebastiano, ritenuti troppo rovinati furono del tutto rimossi. Nel 1988 il gruppo alpini di Brinzio avviò un nuovo restauro generale dell'edificio, che riportò allo scoperto l'Addolorata del Ronchelli (la tela del 1946 fu traslata nella sacrestia della chiesa parrocchiale), mentre nel 1997 venne installato sul lato esterno che dà verso la strada provinciale l'affresco I volti della leggenda, realizzato dal pittore Mario Alioli in onore dei grandi campioni di ciclismo, sport dai forti legami con Brinzio. Infine il campanile è stato ridipinto nel 2006[33].
- Cimitero
- I primi accenni riguardo all'esistenza di un cimitero a Brinzio risalgono alla fine del XVI secolo, allorché il vescovo Feliciano Ninguarda annotò la presenza di uno spazio adibito a sepolture strettamente contiguo alla chiesa di San Pietro, che a sua volta ospitava altre tombe al suo interno (dedicate a defunti privilegiati, religiosi e benefattori). Nei secoli seguenti il terreno consacrato venne spostato lievemente verso est, alle spalle dell'abside del tempio, rimanendovi fino al 1822, allorché il professor Luigi Configliacchi (tra i primi e più illustri villeggianti nel paese) si lamentò pubblicamente del fatto che il cimitero sorgesse proprio dinnanzi all'ingresso della sua villa: egli stesso pertanto donò all'amministrazione comunale la somma di denaro necessaria all'ulteriore trasferimento. Nel 1824 venne così inaugurato il cimitero novo sull'area che nel 1918 venne adibita a Parco delle Rimembranze; tale terreno si rivelò tuttavia poco idoneo alle tumulazioni, in quanto cedevole e soggetto alle esondazioni del torrente Intrino, obbligando ben presto una terza rilocazione. Il definitivo camposanto, situato a est del centro abitato, in località Sartiaga, prospiciente il laghetto e la strada per Varese, fu quindi aperto nel 1855: più volte ampliato nei decenni successivi, presenta una struttura a quattro piani sopraelevati, addossati alle pendici del monte Martica. I primi tre piani sono riservati alle inumazioni, mentre l'ultimo ospita un loggiato con tombe familiari e due corridoi coperti di colombari. La decorazione delle cappelle gentilizie del primo piano venne affidata tra il 1920 e il 1940 al pittore Annibale Ticinese, che vi affrescò tre misteri dolorosi del rosario, riservando un quarto (la crocifissione) all'altare situato presso i colombari[73][74]. Tra le sepolture più eminenti si annoverano quella di Cesare Musatti, primo e massimo esponente della psicanalisi in Italia (al quale è stato intitolato il piazzale d'accesso al cimitero)[75], e quella del generale dei Carabinieri Enrico Riziero Galvaligi, ucciso dalle Brigate Rosse nel 1980.
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Per quanto concerne l'architettura civile, nell'abitato di Brinzio si osservano diversi tipi di edilizia. Il più diffuso è quello delle case a cortile, che consentiva di concentrare in un'unica costruzione abitazioni (spesso plurifamiliari), stalla, fienile e granaio, tutti quanti raggruppati attorno a cortili quadrangolari. Se ne osservano due tipi: il cortile aperto, ovvero con un lato che si apre direttamente sulla via più vicina, e il cortile chiuso, murato su tutti i lati e accessibile solo attraverso uno o più portoni. Un esempio di cortile aperto è costituito dalla Curt di Badoll, sita in via Vittorio Veneto, mentre un esempio di cortile chiuso è invece il Cantunasc, in via Monte Grappa. In entrambi i casi si osserva la medesima ripartizione degli spazi: a nord è posizionata l'abitazione (per beneficiare della miglior insolazione possibile), a sud la stalla e sugli altri lati il fienile e/o magazzini per diversi usi[76]. I cortili chiusi hanno normalmente almeno due varchi d'accesso, con la sola eccezione della Curt dur Ghètt, che dispone di un unico portone su via Montello.
Un altro esempio di edilizia "povera" è costituito dalle case isolate: questi edifici consistevano solo in abitazioni con annesso granaio, senza stalla (che però spesso veniva aggiunta in seguito riattando un locale del pianterreno). Ne è un esempio la Ca' di Architt ("casa degli archetti"), sita in via Trento[76].
In alcuni casi si osserva anche la tendenza a unire più edifici, originariamente separati, per formare dei cortili che risultano di forma irregolare. Ne è un esempio quello che viene ritenuto il nucleo più antico del paese, Casée, in via Trieste[77]. Appartiene a questa tipologia edilizia anche la Curt di Lobi ("cortile delle logge"), sita in via Monte Grappa, la cui antichità (si stima possa risalire al XVII secolo) è testimoniata dalla copertura del tetto di uno degli edifici, realizzata in beola, in luogo delle più comuni tegole in cotto. In questo cortile si trova anche un esempio di antica bottega artigiana: la fucina in cui, per circa due secoli, (dal XVIII secolo fino al 1970) operò il fabbro del paese[76].
- Vista frontale di villa Ranchet
- La Curt di Badoll, tipico cortile brinziese
- Antica bottega del fabbro
- La Ca' di Architt
- Il Cantunasc
Tutti e tre gli esempi edilizi di cui sopra presentano la stessa tecnica costruttiva: i muri sono realizzati con ciottoli di fiume, legati da malta e calce a base di sabbia di fiume. Ovunque domina il colore rosso/rosato del porfido. Molto limitato è invece l'uso di laterizi[76].
Del tutto diversa è l'edilizia "ricca", sviluppatasi a partire dai primi del XIX secolo, allorché alcune famiglie di industriali iniziarono a scegliere Brinzio come località di villeggiatura estiva. A tal scopo fecero costruire alcune ville, perlopiù in stile eclettico. L'esempio più importante (e antico) è Villa Ranchet, sita in viale Cadorna, edificata nel 1816 per iniziativa di Luigi Configliacchi, professore di storia naturale ed economia rurale presso l'Università degli Studi di Padova (di cui fu anche rettore), fiduciario dell'imperatore d'Austria e fondatore dell'Istituto per i ciechi patavino, successivamente acquistata da Leopoldo Ranchet, industriale originario di Gallarate (città di cui fu anche sindaco), proprietario della filanda sita nel territorio brinziese, presso la cascata del Pesegh[76]; egli provvide ad ampliarla e a conferirle un impianto architettonico d'impronta palladiana.
Altro
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- Monumento al generale Galvaligi
- Situato nell'omonima piazza, a ridosso della parete dell'edificio sede della Biblioteca Comunale, è dedicato al generale dei Carabinieri Enrico Riziero Galvaligi, ucciso in un agguato delle Brigate Rosse il 31 dicembre 1980[78]. Egli era originario di Solbiate Arno e si era rifugiato a Brinzio (paese natale della madre) dopo aver disertato dalla Repubblica Sociale Italiana ed essersi unito alla Resistenza. In paese aveva altresì conosciuto la moglie, sfollata da Bologna durante la seconda guerra mondiale. Nel dopoguerra, egli aveva mantenuto saldi legami con Brinzio, tornandovi a soggiornare con la famiglia nei mesi estivi.
- La popolazione brinziese, a lui molto legata, in seguito al suo assassinio decise di ricordarlo intitolandogli la piazza principale del borgo e commissionando un monumento allo scultore Ernesto Ornati, che si compone di due lapidi in granito con applicate delle sculture bronzee: nella parte superiore vi è il bassorilievo con il ritratto del generale, che sormonta due tondini con gli emblemi dell'Arma dei Carabinieri e l'iscrizione:
- Più in basso, sulla seconda lapide, è applicata una scultura raffigurante delle pannocchie di granoturco, contornate dall'epigrafe:
- Monumento ai caduti

- Situato in via Trieste, poco sopra piazza Galvaligi, è costituito da un grosso basamento di granito nero, sormontato da una scultura in bronzo, che mostra un soldato morente aggrapparsi alla Vittoria, la quale tiene nella mano destra una corona d'alloro, apprestandosi a porgliela in capo. Il cippo è delimitato da una balaustra metallica e da basse siepi in bosso.
Commissionato originariamente allo scultore Pierino Quigliatti di Ganna e finanziato con una raccolta fondi tra la popolazione, fu inaugurato il 27 maggio 1923.
La parte bronzea fu requisita durante la seconda guerra mondiale per essere rifusa e utilizzato per fabbricare armi. Nel 1956 il Comune contattò il fratello dell'autore, Luigi Quigliatti, che provvide a rifonderlo così com'era. Il monumento fu così re-inaugurato il 29 aprile dello stesso anno alla presenza del generale Guglielmo Orengo, eroe della Resistenza dopo l'armistizio del 1943[79]. Sul basamento vi è questa iscrizione:
- Segue l'elenco dei caduti, perlopiù appartenenti alla prima guerra mondiale: i caduti nella seconda si distinguono per il differente carattere tipografico adottato.
- Parco delle Rimembranze

- Situato in via Piave, a poca distanza dalle pendici settentrionali del Campo dei Fiori, venne inaugurato il 20 maggio 1923 sul sito dell'antico cimitero comunale, dismesso alla fine del XIX secolo (opere di restauro vennero poi condotte nel 1966 e nel 2004[80]). Recintato da filo spinato (a ricordo delle trincee), esso si presenta come un giardinetto con quattro aiuole d'erba divise da un doppio vialetto incrociato, al centro del quale è collocata una fiaccola vitrea tricolore illuminata elettricamente. Nelle aiuole sono conficcati 27 cippi in porfido, ciascuno dei quali reca la foto e il nominativo di un soldato caduto. Di questi cippi 23 appartengono a soldati caduti nella prima guerra mondiale, quattro a caduti nella seconda guerra mondiale e uno al Milite Ignoto, che al posto della foto reca la Stella d'Italia. In fondo al parco, circondato da sei cipressi, vi è un piccolo tempio votivo contenente l'affresco Il soldato morente si consacra a Dio, eseguito nel 1920 da Annibale Ticinese[81].
Aree naturali
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- Cascata del Pesegh
- È originata dal torrente Valmolina, poco dopo la confluenza con i corsi d'acqua della Brivola e del Riazzo. La cascata è costituita da un unico salto, alto 27 metri circa. È situata nei pressi dei ruderi dell'ex filanda Ranchet, esempio di archeologia industriale; dai tempi della seconda rivoluzione industriale e fino ai primi del XX secolo le sue acque furono sfruttate per mettere in moto una turbina, dapprima destinata alla generazione di energia meccanica, in seguito elettrica, per garantire il funzionamento dei macchinari dell'opificio. Nel bosco circostante sopravvivono le condotte forzate e gli alloggiamenti di turbina e alternatori[17].
- Laghetto di Brinzio
- Il laghetto di Brinzio è un piccolo bacino lacustre di origine morenica situato a est del centro abitato. Esteso su una superficie di 1,5 ettari e profondo in media 3,5 metri, è un biotopo molto importante dal punto di vista fitologico e zoologico, è riserva naturale orientata dal 1984 e riserva di pesca.
- Masso erratico
- Il masso erratico di Brinzio presenta una forma tabulare, dimensioni di 8x8 m e uno spessore presunto di 3 m. È costituito da gneiss, roccia metamorfica di origine alpina e non peculiare della zona brinziese (ove abbondano calcare e porfido). È situato in val d'Intrino, sul versante nord del Campo dei Fiori, a 750 m s.l.m., a sud dell'abitato di Brinzio. Fu trasportato nella sua posizione da un ghiacciaio disceso dalle zone del Sempione e/o del Gottardo durante la glaciazione del Würm[82].
- In origine doveva avere dimensioni ben più ragguardevoli, ridottesi a quelle summenzionate a seguito dell'erosione degli agenti atmosferici e dell'azione dell'uomo: anticamente era infatti uso comune sfruttare la foliazione tipica dello gneiss per tagliare lastre da usare per realizzare muretti delimitanti le proprietà private nei boschi. Dal 1984, con l'istituzione del parco regionale Campo dei Fiori, il masso è classificato monumento naturale e soggetto a tutela[82].
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[83]

Prima del 1861 sono accertate le seguenti rilevazioni demografiche:
Etnie e minoranze straniere
[modifica | modifica wikitesto]I cittadini stranieri residenti a Brinzio (ovvero soggetti di cittadinanza non italiana aventi dimora abituale nel territorio comunale) al 1º gennaio 2026 sono 20, pari a circa il 2,6% della popolazione totale; più della metà di essi proviene dall'Europa orientale, la comunità più numerosa è quella ucraina[86].
Lingue e dialetti
[modifica | modifica wikitesto]Oltre alla lingua italiana, a Brinzio è utilizzato il locale dialetto varesotto, una variante della lingua lombarda. Vi sono però alcune differenze dal dialetto parlato a Varese città, essendo la località di Brinzio influenzata dalle parlate locali della vicina Valcuvia e anche del

