Campo di concentramento di Buchenwald
| Campo di concentramento di Buchenwald campo di concentramento | |
|---|---|
| Nome originale | (DE) KZ Buchenwald |
| Stato | |
| Stato attuale | |
| Città | Weimar |
| Coordinate | 51°01′18″N 11°14′53″E |
| Costruzione | luglio 1937 |
| Attività | 1937-1945 |
| Industrie coinvolte | BMW |
| Gestito da | Schutzstaffel |
| Comandanti |
|
| Inceneritori | 1 |
| Tipo prigioniero |
|
| Detenuti | circa 250 000 |
| Vittime | circa 60 000 |
| Liberato da | |
| Memoriale | sì |
| Visitabile | sì |
| Sito web | www.buchenwald.de/ |

Il campo di concentramento di Buchenwald, istituito nel luglio 1937, fu uno fra i più grandi campi della Germania nazista. Prende il nome dall'omonima località, sulla collina dell'Ettersberg, a circa otto chilometri da Weimar, nella regione della Turingia, nella Germania orientale[2]. Fu costruito su una collina ricoperta da una fitta estensione di alberi di faggio (Buchenwald significa letteralmente "bosco di faggi")[3].
Tra il 1937 e il 1945 quello di Buchenwald divenne uno dei più importanti campi di concentramento e sterminio, nonostante i suoi piccoli inizi. Il 16 luglio 1937, infatti, «un commando di circa 300 deportati, provenienti dal disciolto campo di concentramento di Lichtenburg, presso Lipsia, eresse, con attrezzi primitivi ed insufficienti, le prime baracche del campo di Buchenwald, ricavando il legname dalla foresta di Ettersberg, foresta che fu a suo tempo prediletta da Johann Wolfgang von Goethe»[4] (le SS lasciarono in piedi l'"albero di Goethe"[5], sotto il quale il grande poeta amava stare per scrivere le sue opere, all'interno di Buchenwald).
Dopo la sua espansione fu internato in questo campo un totale di circa 238 980[6][7][8] persone provenienti da trenta nazionalità diverse[9]. Fu tra i lager dove si attuò principalmente lo sterminio tramite il lavoro. Il numero complessivo delle vittime fu di 43 045, secondo alcune fonti[10][11], di 56 554 secondo altre[12][13], fra le quali 11 000 ebrei[14]. La fama negativa di Buchenwald è inoltre legata a numerosi particolari che si diffusero molto prima della fine della guerra, tra i quali gli esperimenti medici sui prigionieri, la presenza tra gli internati della principessa italiana Mafalda di Savoia, i fatti legati a Ilse Koch, detta "la strega di Buchenwald", facendone uno dei luoghi più inquietanti e spaventosi della Germania nazista[15].
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il campo venne inizialmente denominato Ettersberg[16], dal nome della collina della Turingia su cui venne costruito. Il nome proposto venne però giudicato inappropriato in quanto collegato con diverse figure della cultura legate all'Illuminismo, tra cui lo stesso Johann Wolfgang von Goethe che visse a Weimar, e come luogo di nascita della moderna democrazia tedesca. Il campo venne così rinominato Buchenwald, in riferimento al bosco di faggio lì presente. Lo storico dell'Olocausto James E. Young ha scritto che la locazione venne scelta appositamente dai vertici delle SS al fine di cancellarne l'eredità storica e culturale comunemente associata con l'area[17].
Il campo fu istituito in un primo momento come luogo di detenzione preventiva e punizione per oppositori politici del regime nazista, criminali comuni e Testimoni di Geova[18], tre categorie di prigionieri tedeschi[19]. Il primo ad arrivare nel nuovo campo fu un gruppo di 149 persone che giunse a luglio del 1937. Alla fine di quello stesso anno, però, il campo poteva già contare su una popolazione di 2 561 prigionieri[20].
Fu eretto in un luogo isolato, al di fuori da sguardi indiscreti. Furono costruite cinquanta baracche, circondate da filo spinato elettrificato, vigilate da SS armate di mitragliatrici e dominate dall'enorme ciminiera dei forni del crematorio, situata a poca distanza dall'ingresso principale.
Sul cancello principale del campo venne apposto il motto Jedem das Seine (in italiano: "Ad ognuno il suo" o " Ad ognuno ciò che merita") in riferimento alla "razza superiore" e al suo preteso diritto di umiliare e distruggere le altre. Venne realizzata dal prigioniero di Buchenwald e architetto della Bauhaus Franz Ehrlich, il quale utilizzò la stessa tipografia tipica della scuola nonostante la Bauhaus fosse proibita, in quanto vista come "arte degenerata" da parte del nazismo. Questa personale offesa da parte di Ehrlich rimase inosservata ai membri delle SS fino alla fine della guerra[21]. Oggi la strada che attraversa il bosco di faggi e che porta al museo di Buchenwald è chiamata Blutstraße ("via del sangue"), in memoria delle decine di migliaia di prigionieri che qui caddero.
Il campo, ossia il cosiddetto "campo grande", comprendeva inizialmente tre parti: la zona per le SS, una per i detenuti, un'altra «adibita a zona industriale». L'ampliamento del campo portò alla costruzione di un ospedale, nel 1938, e a ulteriori diciassette blocchi, nel 1942, «in una zona adibita a quarantena» e denominata "piccolo campo" (in tedesco kleines Lager)[22]. La popolazione concentrazionaria comprese nel tempo non solo uomini, ma anche donne e bambini. Curiosamente, l'unica quercia che i tedeschi non rimossero era quella in cui Goethe e la signora von Stein avevano inciso i loro nomi.[23]
Il campo dal 1938 al 1945
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Agli oppositori politici, ai criminali recidivi, ai cosiddetti "asociali" e ai Testimoni di Geova[24] si aggiunsero, a partire dal 23 settembre 1938, prima 2 200 ebrei[25] deportati dall'Austria e, immediatamente dopo la notte dei cristalli (Kristallnacht), altri 10 000, che «furono sottoposti a un terrore brutale»[7] e costretti a lavorare fino a 15 ore al giorno[26][27]. Prigionieri del campo furono ben presto anche gli omosessuali e gli zingari[28][29], dopo la dichiarazione di Himmler del dicembre 1938, nella quale veniva trattata la situazione del popolo romanì di Germania «sotto l'aspetto della loro purezza razziale». A poco a poco, con l'inizio della seconda guerra mondiale, vi furono deportati degli stranieri in numero sempre più crescente. Il campo crebbe in brevissimo tempo e dai 37 000 prigionieri del 1943 si passò ai 63 000 all'inizio del 1944[7]. Al momento della liberazione il 95% degli internati non era tedesco.
Dopo il 1943, a Buchenwald e nei suoi complessivi 135 distaccamenti esterni vennero brutalmente sfruttati, per l'industria bellica, non solo i detenuti maschi del campo, ma dal 1944 anche alcune donne. I prigionieri erano confinati nella zona nord del campo, nota come campo principale, mentre gli alloggi delle SS di guardia e gli edifici amministrativi erano situati nella parte sud. La prigione, conosciuta anche col nome di "bunker", era situata nell'edificio di entrata della zona principale.[30]
Pur non essendo stato concepito come luogo di sterminio organizzato, vi ebbero luogo uccisioni in massa di prigionieri di guerra e molti internati morirono in seguito a esperimenti medici e abusi delle SS. Le impiccagioni e le fucilazioni si susseguivano e venivano eseguite senza alcun processo anche per futili infrazioni alle rigide regole di vita nel campo.

Essere inviati prigionieri nei campi nazisti equivaleva tassativamente a essere sfruttati come manodopera schiava prima di veder eseguita una condanna a morte non pronunciata; anche Buchenwald faceva parte integrante del progetto di sterminio di massa tramite il lavoro-denutrizione organizzato dal regime nazista. Non vi risultano grandi camere a gas in pianta stabile, se non qualche locale forse adibito occasionalmente a tale uso di gasazione; questo perché in questi lager si sterminava principalmente con il lavoro. I prigionieri divenuti larve umane, inservibili ma che ancora non erano morti di sfinimento e consunzione nonostante il massacrante lavoro e la malnutrizione, venivano selezionati e spediti per essere uccisi nei centri di eutanasia del Terzo Reich, se non soppressi direttamente nel campo con iniezioni letali, colpi di pistola alla nuca, impiccagioni e altri sadici metodi.
Le prime vittime vennero inviate fino al 1940 a Weimar per essere cremate. Nel 1941 si costruì il grande crematorio stabile a Buchenwald. Questo crematorio era dotato di sei bocche di forno ad alto potere d'incenerimento, divise in due grandi forni di tre muffole ciascuno, installati della ditta J.A. Topf und Söhne di Erfurt. I muri del vasto sotterraneo del crematorio erano dotati in alto di ben 48 ganci da macellaio ancora visibili; qui avvenivano esecuzioni per strangolamento e impiccagione con numerose vittime, ammassate poi sul montacarichi che le portava da qui al piano dei forni. Cosa avvenne in atrocità in questo sotterraneo non è documentato che da pochi testimoni sopravvissuti.
Sempre nel crematorio troviamo un fornito ambulatorio medico, una sala settoria e una specie di finto misuratore dell'altezza dei detenuti, che nascondeva una SS pronta a sparare un colpo alla nuca alla vittima di turno. In questo ambulatorio (come nel blocco 61) venivano praticate ai detenuti, selezionati come inutili dai medici SS, iniezioni letali al cuore o in vena contenenti benzina o fenolo[31][32].
A gennaio del 1945, con l'avanzata dell'Armata Rossa, il lager divenne l'ultima stazione dei trasporti per l'evacuazione dei campi di Auschwitz e Gross-Rosen. Le marce della morte che condussero a Buchenwald portarono migliaia di prigionieri, tanto che la popolazione degli internati contò in quel periodo ben 86 000 persone, una parte delle quali visse in «condizioni terribili» in una tendopoli[7].
Poco prima della liberazione, ad aprile 1945, le SS cercarono di sgomberare frettolosamente il campo. Si calcola che, mandati a marciare verso mete incerte fino allo sfinimento, circa 15 000 - 25 000[7] morirono nella "evacuazione". Circa 21 000 prigionieri riuscirono però a non "mettersi in marcia" e a rimanere nel campo, grazie al rallentamento dell'evacuazione organizzato da alcuni resistenti. L'11 aprile 1945, quando il campo venne liberato, le forze di liberazione contarono nel campo di Buchenwald 16 000 internati, 4 000 ebrei e circa 1 000 bambini[7].