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Era atomica

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Era atomica è un'espressione tipicamente usata per delineare il periodo della storia contemporanea che segue la scoperta della fissione nucleare di Otto Hahn nel 1938 e poi la detonazione della prima bomba nucleare su Hiroshima in Giappone nel 1945. Sebbene la tecnologia nucleare esistesse già prima di tale evento, il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki rappresentò il primo utilizzo pratico su vasta scala di tale tecnologia, introducendo profondi cambiamenti nel pensiero sociopolitico e nell'andamento dello sviluppo tecnologico.

Una centrale nucleare degli anni Settanta che usava l'energia atomica per generare elettricità
Video del Trinity test

Fu il giornalista del New York Times William L. Laurence a coniare l'espressione "Atomic Age" (era atomica). Lo fece dopo aver partecipato come osservatore all'esplosione della prima bomba atomica, avvenuta il 16 luglio 1945 ad Alamogordo nel deserto del Nuovo Messico (test Trinity). A quel punto gli Stati Uniti d'America divennero la prima e unica potenza nucleare del mondo e utilizzarono questa loro superiorità tecnologica nel bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki del 1945, che di fatto pose fine alla seconda guerra mondiale.

Tra il 1946 e il 1958 gli Stati Uniti provocarono decine di esplosioni nucleari nell'atollo di Bikini. Di vera e propria emergenza nucleare si poté parlare, però, solamente a partire dal 1949, anno in cui i Sovietici riuscirono a costruire il loro primo ordigno atomico. Un avvertimento sui potenziali pericoli atomici c'era però stato durante la guerra di Corea, quando il generale MacArthur aveva cercato inutilmente di far accettare la sua proposta di sganciare l'atomica sulla Cina. Intanto nuove armi nucleari, come la temuta bomba all'idrogeno, erano diventate realtà. Gli Stati Uniti ne avevano sperimentata una nel 1952, l'Unione Sovietica appena un anno dopo.

Nel 1953 il presidente Eisenhower in un pubblico discorso auspicò un capillare utilizzo dell'energia nucleare per scopi civili. Un anno dopo prese il via la prima centrale nucleare del mondo ad Obninsk in Unione Sovietica. A partire dal 1954 l'Unione Sovietica eseguì un numero piuttosto consistente di esperimenti nucleari nell'arcipelago di Novaja Zemlja.

È l'epoca in cui l'espressione "era atomica" si ammanta di significati positivi e di fiducia nei confronti del futuro, che si immagina caratterizzato da importanti avanzamenti tecnologici e da un ruolo sempre più importante dell'energia nucleare rispetto a quella generata da combustibili fossili come il petrolio e il carbone.[1]

Questo clima ottimistico sarebbe stato spazzato via dai successivi avvenimenti geopolitici, culminati con l'episodio della Baia dei Porci (1961), in cui un gruppo di esuli cubani finanziati dalla CIA tentò di invadere l'isola di Cuba. L'insuccesso di tale operazione fece precipitare i rapporti tra le superpotenze USA e URSS, tanto che il presidente John Fitzgerald Kennedy, in un discorso alla nazione americana del 6 ottobre 1961, raccomandò vivamente alla popolazione di procedere celermente alla costruzione di rifugi antiatomici, non potendo lo Stato farsi carico della salvezza e della protezione di ogni singolo cittadino.[2] Egli stesso ebbe il proprio bunker personale, localizzato a Peanut Island, nella contea di Palm Beach in Florida.[3][4] Sempre nello stesso anno l'URSS, peraltro, aveva fatto esplodere una bomba all'idrogeno con un potenziale superiore di quasi cinquemila volte all'atomica sganciata su Hiroshima.

Nel 1963 USA, URSS e Gran Bretagna arrivarono finalmente ad un accordo, il cosiddetto “Partial Test Ban Treaty”, per fare cessare i test nucleari terrestri e subacquei, ma non quelli sotterranei. L'emergenza nucleare poteva dirsi conclusa, anche se era chiaro che fin quando ci fosse stato anche un solo ordigno la minaccia per l'umanità sarebbe proseguita. In questo contesto destarono apprensione i ripetuti esperimenti nucleari della Francia nell'atollo di Mururoa, iniziati nel 1966 e terminati nel 1996.

Negli anni sessanta all'utilizzo dell'espressione era atomica si iniziò a preferire quello di Era spaziale, aperta ufficialmente dal lancio dello Sputnik nello spazio, nel 1957. Se nel 1959, secondo un sondaggio Gallup, la percentuale di cittadini americani preoccupati per un'imminente guerra nucleare è del 64%, nel 1965 si scende al 16%.[5]

Con la fine della guerra fredda, sentenziata dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, si è aperta, come ha sostenuto qualcuno,[6] la cosiddetta “seconda era atomica o nucleare”, che vede in posizione di preminenza gli Stati Uniti e la Russia, ma anche nuove potenze nucleari come il Pakistan, la Corea del Nord, la Cina, l'India, Israele.

L'attenzione dell'umanità nei confronti del rischio nucleare è ulteriormente aumentata di fronte alle velleità dell'Iran di munirsi dell'atomica e da più parti, soprattutto in Occidente, è corsa contro il tempo per impedire che ciò avvenga.

L'utilizzo dell'energia nucleare per scopi civili nel frattempo è proseguita, pur facendo registrare alcune battute d'arresto, dovute soprattutto all'impatto sull'opinione pubblica di alcuni incidenti nucleari e in particolare della catastrofe ambientale di Černobyl' in Ucraina nel 1986.

Nell'immediato dopoguerra l'energia atomica fu vista non soltanto come pericolo per l'umanità, ma anche come speranza per un rapido sviluppo economico della società. Il paese capofila di questa istanza furono gli Stati Uniti. Il 20 agosto 1945 fu pubblicato dalla rivista Newsweek un progetto illustrato per la realizzazione della prima automobile atomica e del primo aereo atomico. L'idea allettante di costruire la prima macchina atomica venne anche alla casa automobilistica della Ford. Questa progettò un prototipo che prese il nome di Ford Nucleon,[7] autovettura che sarebbe stata dotata di un piccolo ma agile reattore nucleare installato sulla parte posteriore della macchina. Nelle intenzioni della Ford, tale automobile avrebbe avuto un'autonomia energetica di circa 5.000 miglia. Il progetto, però, fu ben presto accantonato e nessuna vettura fu mai costruita.

Il fronte tecnologico si arricchì di una nuova invenzione nel 1948, quando fu costruito il primo rudimentale orologio atomico. Nel 1955 Louis Essen ne costruì un altro più elaborato che fu collocato presso l'osservatorio di Greenwich a Londra. Questi meccanismi si sostenevano sul concetto di tempo atomico, che fu introdotto ufficialmente soltanto nel 1972.

Altre proposte ed idee sorsero per fabbricare fertilizzanti atomici o per usare l'energia atomica nel campo dell'escavazione dei canali. Ben presto, però, fu chiaro che questi progetti sarebbero stati difficili da mettere in pratica, soprattutto per i costi esorbitanti di realizzazione. L'interesse della ricerca andò allora ad appuntarsi sulla trasformazione dell'energia nucleare in elettricità, al fine di un suo utilizzo su scala industriale e civile. Nel 1955 la città di Arco divenne la prima realtà urbana al mondo ad essere illuminata da elettricità prodotta completamente da energia atomica. Anche in questo caso, i costi sempre crescenti resero meno competitivo questo sfruttamento rispetto a quello rappresentato da altri combustibili come il carbone e il petrolio, almeno a partire dalla metà degli anni sessanta.

Test nucleare statunitense, Nevada Test Site, 18 aprile 1953

In campo scientifico e in particolare nella ricerca medica si registrarono degli importanti progressi. Fu soprattutto a partire dal 1945 e in particolare dopo i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki che furono studiati e resi noti gli effetti dell'avvelenamento da radiazione. Nel 1946 Hermann Joseph Muller ricevette il Premio Nobel per la medicina per gli studi condotti sugli effetti genetici della radiazione.

La medicina nucleare fece passi in avanti sia per ciò che riguarda il lato diagnostico che quello terapeutico. Quanto alla diagnosi, vi fu l'invenzione nel 1957 da parte di Hal Anger della Gamma camera, per l'acquisizione di immagini scintigrafiche. Si sviluppò inoltre la telecobaltoterapia (con Cobalto 60, un radioisotopo con radioattività naturale prodotto artificialmente all'interno di un reattore nucleare), che fece progredire la cura delle patologie cancerose con l'utilizzo di radioisotopi. La cobaltoterapia sostituì progressivamente negli anni cinquanta la roentgenterapia e la telecesioterapia, dimostrandosi meno dannosa e costosa.[8][9] Nel 1953, al settimo congresso internazionale di radiologia che si svolse a Copenaghen, si attestarono e si certificarono i progressi compiuti.[8]

Nell'opinione pubblica fece scalpore la cosiddetta bomba al cobalto teorizzata nel febbraio 1950 dal fisico Leó Szilárd (e mai costruita), secondo il quale, producendo un fallout di lunga durata, avrebbe potuto cancellare la vita dalla Terra.

L'invenzione nel 1950 del pacemaker ha proposto all'attenzione della scienza medica anche la sua versione nucleare o atomica.[10]

Nel 1946 l'economista ed editorialista di BusinessWeek Virgil Jordan scrisse il saggio Manifesto dell'era atomica[11], che incarna le paure e le speranze di un'epoca che si è appena aperta. In Europa la voce più roboante fu quella di Jean Nocher, giornalista e conduttore radiofonico francese, che dal