Fantaspionaggio

Il fantaspionaggio o fanta-spionaggio (spy-fi in inglese) è un filone della narrativa che innesta sullo spionaggio elementi di fantascienza.[2][3] Questi possono presentarsi come tecnologie e armi avveniristiche, gadget, supercriminali e minacce di portata globale, oppure investire l'agente e la missione con modificazioni del corpo e dell'identità, viaggi nel tempo, avventure nel futuro e scenari interplanetari.[4][5][6][7][8]
Raramente il filone rappresenta lo spionaggio per come si pratica nella realtà: propone piuttosto una fantasia d'evasione, costruita sulla mondanità, sull'avventura ad alto rischio e sulla temerarietà.[3][9][10] Gadget e apparecchiature sono spesso volutamente eccessivi, tanto che la spiegazione scientifica del funzionamento passa in secondo piano rispetto all'impiego nell'azione.[3] I piani da sventare arrivano in alcuni casi a progetti di dominio mondiale o interstellare.[3]
I due generi compaiono insieme già nella narrativa popolare degli anni trenta e nel secondo dopoguerra.[10][11][12] Negli anni sessanta il successo cinematografico di James Bond moltiplicò le storie di agenti segreti e portò la televisione britannica a riconoscere nel fantaspionaggio una forma a sé.[10][11][12] Nello stesso decennio nacque in Europa il filone filmico dell'Eurospy, che accolse in alcuni casi motivi fantascientifici senza però coincidere con il fantaspionaggio: quest'ultimo attraversa infatti letteratura, cinema, televisione, fumetto, animazione e videogiochi. Nelle forme più speculative l'agente segreto compare in storie di viaggio nel tempo e di space opera, mentre altre varianti mettono al centro tecnologia, corpo, identità e sorveglianza.[13][5][6][7][8][14][15][16][17]
Caratteristiche
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Nome
[modifica | modifica wikitesto]Il termine italiano "fantaspionaggio" è formato per analogia con "fantapolitica", neologismo del 1963, ed è attestato almeno dalla seconda metà degli anni sessanta.[18][19] L'inglese ricorre invece a spy-fi, che designa le storie in cui i due generi si intrecciano. A una tradizione diversa appartiene il filone dell'Eurospy, nato nel cinema europeo sulla scia di Bond: comprende in alcuni casi motivi fantascientifici, ma non coincide con il fantaspionaggio.[2][3][13]
Figura dell'agente segreto
[modifica | modifica wikitesto]Nel racconto di spionaggio britannico convivono storicamente una tradizione realistica e una romantico-avventurosa, più vicina al romanzo d'avventura: la figura della spia gentiluomo (gentleman spy) appartiene soprattutto alla seconda, che James Bond rilanciò proponendo le avventure di una spia governativa professinista all'interno di una cornice mondana.[20] Il fantaspionaggio ne accentua gli aspetti spettacolari con minacce e situazioni che oltrepassano il realismo consueto.[3][10] Il ricorso alla fantasia non esclude però elementi tratti dai servizi segreti reali: Ian Fleming maturò esperienza diretta nell'intelligence della marina britannica durante la seconda guerra mondiale e ne rielaborò alcuni aspetti nei romanzi di Bond, pur entro avventure lette per lo più come pure fantasie d'evasione.[9] La figura principale resta l'agente segreto, impegnato di norma contro minacce rivolte al proprio governo o a un ordine politico più ampio.[3] Bond si distingue inoltre per il comportamento sociale: alla sicurezza di sé e alla raffinatezza si accompagnano prestanza fisica, sessualità e capacità di adattarsi alle circostanze della missione.[21] In alcune storie le minacce arrivano fino al dominio o alla distruzione del mondo, ben oltre la scala abituale del racconto di spionaggio.[3][4] Anche le ambientazioni sono spettacolari: l'azione si svolge in luoghi esotici o nello spazio, associando l'agente a un immaginario di lusso e di rischio.[3]
Letteratura
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Dalle riviste popolari al dopoguerra
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Fra le due guerre, spionaggio e fantascienza convissero soprattutto nella narrativa popolare: negli Stati Uniti la fantascienza occupava una quota minima del mercato delle riviste, molti dei suoi autori scrivevano anche in altri generi e le testate dedicate agli agenti segreti ospitavano scienziati pazzi, armi avveniristiche, invasioni e guerre future.[11][23][22] In Italia Lo zar non è morto è un romanzo d'avventura[24] fantapolitico del 1929, scritto a più mani dal "Gruppo dei Dieci", un collettivo di autori d'impronta futurista formato da Filippo Tommaso Marinetti, Massimo Bontempelli, Antonio Beltramelli, Lucio D'Ambra, Alessandro De Stefani, Fausto Maria Martini, Guido Milanesi, Alessandro Varaldo, Cesare Giulio Viola e Luciano Zuccoli.[25][26] Nel romanzo alcuni uomini dei servizi segreti fascisti trovano in Manciuria un sosia dello zar, abbattono il potere comunista nell'Unione Sovietica e insediano al suo posto il falso sovrano.[27] Negli Stati Uniti Secret Agent "X" (1934-1941) opponeva a un agente governativo impegnato nel controspionaggio scienziati pazzi e altri nemici dotati di armi avveniristiche.[11] Operator #5 (1934-1939) esordì invece con un'impostazione più vicina al racconto di spionaggio e, dopo i primi venti numeri, passò a una successione di guerre future che anticipavano nella narrativa popolare lo scenario di una nuova guerra mondiale, con invasioni e minacce spesso fondate su tecnologie straordinarie e dirette contro gli Stati Uniti.[22]
Dal 1938 la fantascienza di rivista entrò nella fase convenzionalmente ricordata come Epoca d'oro della fantascienza, sotto la direzione di John W. Campbell ad Astounding Science-Fiction e nel pieno della grande stagione delle riviste popolari.[23][28] Quando il mercato dei pulp declinò, nel dopoguerra, il pubblico si spostò verso il thriller, il racconto di spionaggio e il poliziesco procedurale (police procedural); il thriller rinnovato assunse così un peso crescente nella narrativa popolare.[28][29] La continuità fra le due tradizioni emerge nella narrativa di John Creasey: la serie Department Z, avviata nel 1933 come ciclo di controspionaggio rivolto contro il nazismo, dopo la guerra virò verso la fantascienza fino a sovrapporsi alla serie dedicata al dottor Palfrey, nella quale un'organizzazione segreta affronta disastri provocati e invasioni aliene.[12]
Guerra fredda
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Nel dopoguerra le storie che univano i due generi non si limitavano ad armi o invenzioni: la competizione per la conoscenza scientifica mise in primo piano il rapporto fra Stato e individuo e lo scontro fra agente di sicurezza e scienziato, con una segretezza che riguardava insieme la politica e il controllo del sapere.[32] Infiltrazione, controllo mentale e identità incerta trasformavano le paure della guerra fredda in problemi che gli strumenti ordinari dei servizi segreti non riuscivano sempre a risolvere.[32][31] Il terrore dalla sesta luna (The Puppet Masters, 1951) di Robert A. Heinlein segue un agente governativo alle prese con parassiti alieni capaci di controllare gli esseri umani: il dominio degli invasori rende letterale la paura dell'infiltrazione, tanto che la loro adesione al corpo umano viene esplicitamente accostata all'indottrinamento comunista nel clima di paranoia dell'epoca.[30][31] Il controspionaggio diventa un problema d'identità tecnologica in Incognita uomo (Who?, 1958) di Algis Budrys, sviluppato da un racconto del 1955: le autorità devono stabilire se un uomo ricostruito con protesi e restituito dalle forze comuniste sia davvero lo scienziato necessario a un progetto segreto oppure un impostore.[33][32] Il progetto resta deliberatamente indefinito, perché il romanzo non si sofferma sul funzionamento dell'invenzione ma sull'incapacità dei servizi di accertare l'identità di una persona e di controllare la conoscenza da cui dipendono.[32] Smg. "RAM" 2000 (The Dragon in the Sea) di Frank Herbert, pubblicato a puntate su Astounding nel 1955-1956 e in volume nel 1956, sviluppa la vicenda spionistica come thriller sottomarino fantascientifico.[34]
Missione su Jaimec (Wasp, 1957) di Eric Frank Russell porta l'agente segreto su un altro mondo che però richiama il Giappone della seconda guerra mondiale.[35] I tre romanzi dedicati all'agente Kenneth Malone, firmati da Randall Garrett e Laurence M. Janifer con lo pseudonimo comune Mark Phillips e apparsi su Astounding e Analog fra il 1959 e il 1961, seguono un agente dei servizi segreti alle prese con individui dotati di poteri psi.[36] Il confine con il romanzo di spionaggio propriamente detto rimase variabile: i romanzi di Bond di Ian Fleming, nonostante gadget avanzati e trame fantastiche, non sono generalmente considerati fantascienza; il titolo che più vi si avvicina è Il grande slam della morte (Moonraker, 1955), per la presenza di un razzo tecnologicamente in anticipo sull'epoca.[37][38] Il romanzo resta però nel quadro della guerra fredda, perché il piano del malvagio introduce nelle avventure dell'agente la prospettiva della distruzione nucleare di Londra ed estende la minaccia ben oltre la singola operazione clandestina.[39] Un cervello da un miliardo di dollari (Billion-Dollar Brain, 1966) di Len Deighton collocò la serie del suo agente anonimo in un futuro prossimo indeterminato, con un complotto imperniato su un supercomputer e su una guerra preventiva privata contro l'Unione Sovietica.[38]
Bob Morane, creato da Henri Vernes nel 1953, attraversa generi diversi nella narrativa popolare francofona: le oltre duecento storie per ragazzi dedicate al personaggio spaziano dall'avventura e dall'esotismo allo spionaggio e alla fantascienza.[40][41][42] In Italia Alberto Tedeschi fondò nel 1960 Segretissimo, collana dedicata esclusivamente al romanzo di spionaggio e concepita per distinguerlo dal poliziesco.[43][44]
Futuro prossimo e sorveglianza
[modifica | modifica wikitesto]Dagli anni settanta in poi il thriller fantaspionistico trasferisce spesso nel futuro prossimo la figura della superspia e le invenzioni avveniristiche; altre opere mantengono