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Intermezzo

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Dipinto del XVIII secolo raffigurante una scena di un intermezzo comico a Venezia.

In musica, l'intermezzo è generalmente un breve spettacolo o una composizione eseguita tra un atto e l'altro di una rappresentazione teatrale o musicale più ampia[1].

Nella storia della musica questo termine ha assunto significati differenti, passando dall'essere un vero e proprio genere operistico a indicare brani puramente strumentali o orchestrali all'interno di una scena drammatica[2]. In epoca più recente, l'intermezzo equivale spesso all'interludio operistico (come ad esempio in Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni), concepito come brano che introduce o suggerisce un momento di sospensione dell'azione[3].

Si distinguono in particolare il genere operistico settecentesco dell'intermezzo, l'intermezzo sinfonico che separa gli atti delle opere e l'intermezzo strumentale. Quest'ultimo, nel XIX secolo, può essere inteso, talvolta come breve brano pianistico in forma libera indipendente o come movimento di carattere leggero all'interno di un'opera più ampia[2][3].

Intermezzo come genere nel teatro musicale

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Nella prima metà del XVIII secolo il termine intermezzo indicava quei brevi spettacoli, generalmente divisi in due parti, che venivano allestiti tra un atto e l'altro delle commedie recitate o delle opere serie italiane. Lo sviluppo indipendente di questo genere fu fortemente favorito dalle riforme librettistiche di Apostolo Zeno e Pietro Metastasio, i quali vollero bandire dall'opera seria qualsiasi aspetto comico[3].

Queste brevi opere possedevano solitamente un'unica trama comica ed erano presentate in due parti per occupare entrambi gli intervalli (dato che l'opera seria era normalmente costituita da tre atti). Talvolta uno stesso intermezzo poteva essere inserito in opere diverse. I personaggi erano spesso dei tipi tratti dal repertorio della commedia dell'arte[2].

Gli intermezzi buffi ebbero spesso maggior fortuna delle opere che li ospitavano, grazie alla loro comicità e brevità, nonché ai modesti costi di allestimento. Negli anni trenta del Settecento questo genere si diffuse in tutta l'Europa e in alcune città, come ad esempio Mosca, gli intermezzi furono rappresentati parecchi anni prima delle opere serie a cui si abbinavano. Tuttavia, il genere godette di un enorme favore popolare in particolare a Napoli, dove negli anni '20 del Settecento acquisì una propria indipendenza e raggiunse la sua più alta espressione grazie a compositori come Alessandro Scarlatti, Leonardo Leo, Francesco Feo, Leonardo Vinci, Rinaldo da Capua, Johann Adolf Hasse e Niccolò Jommelli[3].

I capolavori assoluti di questo genere si devono a Giovanni Battista Pergolesi con La serva padrona (1733) e Livietta e Tracollo (1734)[3]. Il successo internazionale di Pergolesi segnò la vita dell'opera buffa italiana, diede origine alla famosa Querelle des bouffons ed esercitò un influsso determinante sullo sviluppo del genere dell'opéra-comique in Francia verso la metà del XVIII secolo. Nella tradizione melodrammatica francese, la funzione di intermezzo era invece assegnata a balletti noti come divertissement[2][3].

Intermezzo strumentale

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Fin dai primi anni dell'Ottocento, il termine iniziò a essere impiegato per designare brani strumentali autonomi, prevalentemente per pianoforte, oppure specifici movimenti all'interno di opere più ampie. Charles Burney fu tra i primi critici a usare la parola per descrivere la musica strumentale, definendo come "intermezzi" i movimenti più vivaci e grotteschi inseriti da Joseph Haydn per variare il carattere delle proprie composizioni[4].

Nella musica da camera, Felix Mendelssohn inserì un intermezzo in sostituzione del consueto scherzo nel suo Quartetto in fa minore Op. 2 (1823), seguito da Johannes Brahms nel suo Quartetto per pianoforte op. 25. Brahms e Robert Schumann fecero un uso frequente di questa dicitura per le loro composizioni pianistiche, sia per brani indipendenti (come le opp. 116–119 di Brahms) sia come sezioni funzionali all'interno di sonate o cicli (come nella Kreisleriana di Schumann, in cui fungono da trii)[2][4].

Nel Novecento la forma trovò impiego nella musica d'intrattenimento ma anche nel grande repertorio sinfonico: ne sono celebri esempi l'intermezzo "Dorabella" nelle Variazioni Enigma di Edward Elgar, che fornisce un delicato contrasto espressivo, e l'"Intermezzo interrotto" nel Concerto per orchestra di Béla Bartók[4].

Intermezzo sinfonico

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In ambito operistico e nella musica di scena del XIX e XX secolo, l'intermezzo fu ampiamente utilizzato come brano orchestrale collocato tra gli atti o nel corso di un atto, assumendo una funzione analoga a quella dell'interludio, o col termine francese entr'acte. Queste composizioni orchestrali possono fungere da semplici momenti di pausa all'interno di una partitura, senza avere alcun legame musicale o drammatico con la trama, oppure possono essere strettamente correlate agli eventi scenici, come avviene magistralmente nelle musiche scritte da Mendelssohn per il Sogno di una notte di mezza estate[4].

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, l'intermezzo sinfonico divenne un elemento tipico e caratterizzante delle opere del verismo musicale italiano e dei compositori appartenenti alla cosiddetta "Giovane Scuola" (tra cui Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo, Umberto Giordano e Giacomo Puccini). In questo specifico repertorio teatrale, l'intermezzo era solitamente costruito su materiali e temi musicali già uditi nel corso dell'opera, sviluppandoli ulteriormente in veste puramente orchestrale per enfatizzare i risvolti drammatici, psicologici o ambientali della trama[5].

Esempi di intermezzi sinfonici

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Intermezzo nella musica d'intrattenimento

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Immagine tratta da "I caffè di Milano" di Sandro Piantanida

Tra la fine del XIX secolo e la prima metà del Novecento, il termine intermezzo assunse un significato più fluido all'interno del mercato della "musica d'intrattenimento" (o Gebrauchsmusik). In questo contesto, l'intermezzo divenne un genere editoriale e performativo destinato all'orchestrina (o salon orchestra), un ensemble modulare impiegato nei nuovi spazi della socialità borghese urbana, quali caffè-concerto, teatri di varietà, stabilimenti balneari e i primi cinematografi[6][7]. A differenza delle forme codificate del grande repertorio sinfonico e operistico, l'intermezzo nella musica d'intrattenimento si configurò come una forma ibrida e flessibile, utilizzata per sospendere, alleggerire o accompagnare la narrazione, offrendo un momento di pausa o un raccordo tra i numeri di un programma misto[6][8].

Intermezzo di Vincenzo Billi legato al genere dell'operetta

La produzione di questi intermezzi conobbe il suo apice editoriale in Italia nel decennio 1920-1930, trainata da case editrici come Ricordi, Sonzogno e Aromando. All'interno del repertorio per orchestrina, è possibile ascrivere questa produzione a tre macro-categorie principali[6]:

  • Intermezzo da Manon Lescaut, parte del piano conduttore
    Trascrizioni e riduzioni: brani tratti dal repertorio operistico e sinfonico (es. di Mascagni o Puccini), riadattati da arrangiatori professionisti per essere eseguiti da organici ridotti, garantendo la diffusione della musica "colta" in ambienti di consumo quotidiano. Questa tipologia di intermezzi si diffonde maggiormente a fine Ottocento e inizio Novecento, ma non rinuncia mai alla sua fetta di mercato anche durante gli anni '50, come attesta la collana a cura di Enzo Ceragioli, Album Professionale, edita da Ricordi.[9]
  • Pezzi originali: composizioni originali che costituiscono il cuore del repertorio, con una diffusione crescente tra gli anni Venti e Trenta, ovvero nel periodo di massima fioritura della produzione per orchestrina. Questo suggerisce che: l’orchestrina diventa sempre più un organico con un repertorio proprio, non più solo derivato dalle trascrizioni; c’è un mercato stabile per brani nuovi, spesso funzionali a spettacoli misti, accompagnamenti cinematografici (cui presenza è documentate in collane editoriali come la Commento Films Florentia o la Biblioteca Cinema di Ricordi) o nelle operette; emerge una figura di compositori specializzati in musica per orchestrina, distinta sia dal compositore “colto” che dal semplice arrangiatore.[9]
  • Intermezzi ballabili: composizioni originali caratterizzate dall'influenza delle danze in voga negli anni Trenta – il periodo d’oro dei ballabili come valzer, fox-trot, tango. Questo può essere dovuto all’ingresso della musica di consumo internazionale nel repertorio delle orchestrine, il che dimostra la loro funzione ibrida tra intrattenimento, spettacolo e danza e l’adattabilità di questo organico alla moda musicale del momento, in grado di ibridare l'ascolto con la pratica delle danze urbane.[7]

Protagonisti di questa produzione furono spesso figure dalla professionalità sfaccettata, in grado di assumere contemporaneamente i ruoli di compositori e arrangiatori (come Vincenzo Billi, o Enzo Ceragioli), veri e propri artigiani della musica che adattavano i materiali alle mutevoli esigenze dello spettacolo leggero.[9]

  1. ↑ Intermezzo, su treccani.it, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 25 luglio 2026.
  2. 1 2 3 4 5 (EN) Alison Latham (a cura di), Intermezzo, in The Oxford Companion to Music, Oxford University Press, 2011, ISBN 978-0-19-957903-7.
  3. 1 2 3 4 5 6 Intermezzo, in La nuova enciclopedia della musica Garzanti, 1983, ISBN 88-11-50436-8.
  4. 1 2 3 4 (EN) Maurice J.E. Brown, Intermezzo (iii), vol. 1, Oxford University Press, 2001, DOI:10.1093/gmo/9781561592630.article.13835. URL consultato il 25 luglio 2026.
  5. ↑ Luca Siri, Intermezzo, Torino, Fondazione Teatro Regio di Torino, 2025, pp. 7-9.
  6. 1 2 3 (EN) Marco Targa, The Music for Salon Orchestra and its Use in Silent Films, in Fontes Artis Musicae, vol. 71, n. 2, 2024-04, pp. 85–98, DOI:10.1353/fam.2024.a933074. URL consultato il 14 luglio 2026.
  7. 1 2 Angenot, Marc, Le café-concert, archéologie d'une industrie culturelle, Montréal, CIADEST, 1991, p. 113.
  8. ↑ Franco Fabbri, Il suono in cui viviamo: saggi sulla popular music, collana Tascabili, 3ª ed., Il Saggiatore, 2008, p. 72, ISBN 978-88-565-0040-0.
  9. 1 2 3 Ricerca "intermezzo" nel catalogo MAPSEM, su MAPSEM (Mapping Printed Sources of Entertainment Music in Italy), Università degli Studi di Milano. URL consultato il 14/07/2026.
  • Franco Fabbri, Il suono in cui viviamo, Milano, Il Saggiatore, 2008, p. 72.
  • Marc Angenot, Le Café-concert: Archéologie d’une industrie culturelle, Montréal, Ciadest, 1991, pp. 113.
  • (EN) Marco Targa, The Music for Salon Orchestra and its Use in Silent Films, in Fontes Artis Musicae, vol. 71, n. 2, 2024-04, pp. 85–98, DOI:10.1353/fam.2024.a933074. URL consultato il 14 luglio 2026.
  • Sandro Piantanida, I caffè di Milano, Milano, Mursia, 1969, p. 213.
  • (EN) Alison Latham (a cura di), Intermezzo, in The Oxford Companion to Music, Oxford University Press, 2011, ISBN 978-0-19-957903-7.
  • La nuova enciclopedia della musica Garzanti, Garzanti, 1983, ISBN 88-11-50436-8.
  • Intermezzo (iii), in The Oxford Dictionary of Music, Oxford University Press, 2001, DOI:10.1093/gmo/9781561592630.article.13835.
  • Luca Siri, Intermezzo, Torino, Fondazione Teatro Regio di Torino, 2025, pp. 7-9.

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