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Lingua retica

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Retico †
Parlato inAlpi Centrali e Alpi orientali: Italia nordorientale (Trentino, Alto-Adige, Veneto), Austria, Germania meridionale, Svizzera, Slovenia
Periodoattestato dal VI secolo a.C., estinto nel I secolo a.C.
Parlanti
Classificaestinta
Altre informazioni
Scritturaalfabeto retico (varianti di Sanzeno, o Bolzano-Sanzeno, e di Magrè), di tipo nordetrusco
Tassonomia
FilogenesiLingue tirreniche
 Lingua retica
Codici di classificazione
ISO 639-3xrr (EN)
Glottolograet1238 (EN)
Lingue tirrenniche
L'albero della famiglia linguistica tirrenica, così come proposto da de Simone e Marchesini (2013)[1]
Alfabeti retici di Magrè (presso Schio) e di Sanzeno

Il retico, o lingua retica, è una lingua antica attestata durante l'Età del ferro nelle Alpi Centrali e Orientali, appartenente alla famiglia linguistica delle lingue tirreniche, considerata preindoeuropea e paleoeuropea[2] parlata anticamente dai Reti, un popolo alpino che viveva tra le odierne Italia nordorientale, Austria, Svizzera e Germania meridionale, e che viene identificato archeologicamente con la cultura di Fritzens-Sanzeno. La lingua retica è considerata imparentata con la lingua etrusca.[3]

Tre autori antichi, Tito Livio, Pompeo Trogo e Plinio il Vecchio, ci tramandano la discendenza dei Reti dagli Etruschi.[4][5]

Una nutrita serie di autorevoli archeologi e storici dell'800, come Barthold Georg Niebuhr, Karl Otfried Müller, Theodor Mommsen, Wolfgang Helbig, Gaetano De Sanctis e Luigi Pareti, ribalta la visione tradizionale degli autori classici di lingua latina, e sostiene che siano gli Etruschi a migrare dai territori alpini del Nord Italia nel Centro Italia, e che quindi siano gli Etruschi a discendere dai Reti, e non viceversa.[4]

Un legame linguistico tra retico ed etrusco viene sostenuto anche da Benedetto Giovanelli nel 1844,[6] allineandosi sull'ipotesi della discendenza degli Etruschi dai Reti.[7]

Lingua e alfabeto

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Lo stesso argomento in dettaglio: Lingue tirreniche.

Si conoscono circa trecento iscrizioni redatte in un alfabeto simile a quello etrusco, con pochi adattamenti locali; di queste, solo circa centosessanta sono con certezza o con buona probabilità portatrici di lingua, mentre le restanti sono contrassegni, sigle, numerali o segni di funzione incerta.[8] I testi sono in genere brevi e di difficile interpretazione; numerosi quelli a carattere votivo.[9]

L'idea di una parentela fra retico ed etrusco circolava negli studi da tempo, ma fu dimostrata su base linguistica solo negli anni novanta del Novecento, in maniera indipendente e quasi contemporanea, da Stefan Schumacher e Helmut Rix.[10][11] Rix ricondusse retico ed etrusco, insieme alla lingua di Lemno, a un'unica famiglia, che denominò «tirrenica» (o tirsenica): i due aggettivi risalgono alle forme greche Τυρρηνοί e Τυρσηνοί, varianti dialettali del medesimo etnonimo con cui i Greci designavano gli Etruschi e i popoli affini.[11] Le tre lingue condividono tratti fonologici (sistema a quattro vocali con assenza del fonema /o/, e mancanza della serie sonora delle occlusive), morfologici e morfosintattici, oltre al carattere agglutinante della flessione nominale, che le distingue dal tipo flessivo delle lingue indoeuropee.[8][12] Il quadro fu in seguito sviluppato da diversi studiosi, fra cui Carlo De Simone nel 2009,[13][14] e Norbert Oettinger nel 2010,[15] e arricchito dalla scoperta di nuova documentazione, in particolare l'iscrizione tirsenica di Efestia a Lemno, edita nel 2009,[13] e la lamina di Demlfeld, edita nel 2013.[1]

All'interno della famiglia il retico conserva tratti più arcaici dell'etrusco: non presenta la sincope delle sillabe non iniziali che caratterizza l'etrusco a partire dall'età arcaica, e ignora le innovazioni onomastiche etrusche, cioè il suffisso di mozione -i per il femminile e il sistema gentilizio, mantenendo il solo patronimico in -nu (maschile) e -na (femminile).[16][17]

La cronologia della separazione fra retico ed etrusco resta discussa, e le posizioni riflettono soprattutto la diversa base documentaria disponibile nel tempo. Rix collocava la divisione nell'ultimo quarto del II millennio a.C., poche generazioni prima dell'attestazione epigrafica, rimanendo però agnostico sulla sede d'origine della famiglia, per la quale lasciava aperte sia l'ipotesi egea sia quella italiana.[18] La sua proposta precede l'analisi linguistica della lamina di Demlfeld, rinvenuta nel 2006 ma edita solo nel 2013, dopo la sua morte, e la pubblicazione dell'iscrizione tirsenica di Efestia.[13] Sulla base di questa documentazione più ampia sono stati Carlo de Simone e Simona Marchesini, in una serie di interventi successivi, a retrodatare nettamente la divisione a età preistorica, entro un terminus ante quem posto all'età del Bronzo e verosimilmente risalente al Neolitico o all'Eneolitico, in un modello a ramificazioni multiple in cui il retico si separa per primo, mentre etrusco e lemnio[N 1] si dividono in un secondo momento.[1][19][12] A sostegno della separazione antica si osserva che lo split non lascia traccia nell'età del Ferro, e che il maggiore distacco lessicale fra retico ed etrusco, rispetto a quello fra etrusco e lemnio, indica una separazione più remota del primo.[20] Gli studi più recenti distinguono due piani: la datazione assoluta della separazione del retico resta indeterminata, mentre appare più solida la cronologia relativa, in cui il retico rappresenta lo stadio linguisticamente più conservativo della famiglia e il lemnio quello più innovativo.[17][16] Quanto all'origine dei Tirreni, Hajnal, pur mantenendo una certa cautela, ritiene ormai meno probabile una derivazione dall'Anatolia dell'età del Bronzo per l'antenato comune delle lingue tirreniche.[17]

L'alfabeto retico è di tipo nordetrusco, derivato in ultima istanza dall'alfabeto etrusco e introdotto verosimilmente attraverso la mediazione venetica, con cui i Reti erano in stretto contatto, a partire almeno dalla metà del VI secolo a.C.[21][8] Se ne distinguono due varianti, denominate dai principali luoghi di ritrovamento: l'alfabeto di Sanzeno e quello di Magrè. L'alfabeto di Sanzeno, molto uniforme, è proprio dell'area retica centrale, tra la Val di Non e la conca di Bolzano, e presenta forme di tipo più tradizionale, vicine a quelle etrusche; l'alfabeto di Magrè è invece un insieme più eterogeneo, diffuso nelle aree meridionale e settentrionale, con forme innovative di tipo venetico.[8] Le due varianti si distinguono soprattutto per la forma del segno aggiuntivo per una dentale marcata (convenzionalmente trascritta t'), assente nel modello etrusco di partenza, in cui il theta resta inutilizzato, e reso con un beta a tre occhielli a Magrè e con un segno a freccia a Sanzeno.[21][8] Entrambe le varianti sono prive del segno per /o/, assente nel sistema fonologico retico.[8]

Il rapporto tra gli alfabeti nordetruschi e l'origine delle rune è oggetto di discussione; una derivazione diretta di singole rune da lettere retiche è considerata incerta.[8] La somiglianza più rilevante riguarda semmai l'alfabeto camuno e le più antiche rune germaniche, ricondotta a una tradizione grafica etrusco-italica trasmessa oltre le Alpi.[21]

Contatti tra Reti e Celti nella seconda età del Ferro

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All'interno dei territori retici con la seconda Età del ferro, a partire dal V secolo a.C., vi sono contatti culturali, commerciali e religiosi tra Reti e Celti, confermati dal ritrovamento di armi di tipo La Tène, ornamenti e prodotti artistici di matrice celtica, all'interno dell'orizzonte archeologico della cultura di Fritzens-Sanzeno.[22][23]

I contatti tra Reti e Celti non si limitarono agli scambi commerciali e culturali. Furono seguiti anche da movimenti migratori di guerrieri celtici all'interno del mondo retico. Alcune iscrizioni retiche rivelano l'adozione di elementi religiosi celtici, così come un'influenza celtica sulla lingua retica.[24]

Iscrizioni retiche

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Dettaglio delle iscrizione sul bordo e sul manico della situla di Cembra

I principali luoghi di ritrovamento di iscrizioni in lingua retica sono la Bassa Atesina (Unterland) in Alto Adige, in particolare Vadena, Laghetti, Magrè sulla Strada del Vino (BZ), Sanzeno (TN), la Valpolicella (VR) e Magrè in Val Leogra, presso Schio (VI).[9] Numerose iscrizioni in lingua retica sono state trovate anche in Austria, principalmente nei dintorni di Innsbruck.[7] Un'iscrizione è stata trovata anche nella Germania meridionale, a Nußdorf, in Baviera, che rappresenta il ritrovamento più settentrionale, e una a Vače, nei pressi di Litija, in Slovenia, che rappresenta il ritrovamento più orientale.[7]

Tra i più antichi ritrovamenti vi è la cosiddetta spada di Verona,[25] scoperta nel 1672 a Ca' di Capri, frazione di Bussolengo, pochi chilometri a ovest di Verona, e oggi conservata al Museo Miniscalchi-Erizzo.[26]

Tra le più lunghe iscrizioni in lingua retica vi è la situla della Val di Cembra del IV secolo a.C., anche conosciuta come Situla Giovanelli o situla di Dos Caslir, scoperta nel 1828 da Simone Nicolodi sul Doss Caslir di Cembra, acquistata dal sindaco di Trento Benedetto Giovanelli e oggi custodita al museo provinciale del Castello del Buonconsiglio. La situla, interamente in bronzo, era verosimilmente un recipiente che conteneva il vino da offrire agli Dei durante le cerimonie religiose. L'iscrizione a carattere votivo è composta da cinque parole incise con alfabeto simile a quello etrusco e la lingua usata è classificata come retico centrale.

Altra iscrizione scoperta nel 1845, dallo stesso Giovannelli, è la Situla di Matrei, dal nome delle località di Matrei am Brenner nel Tirolo austriaco dove è stata ritrovata, appartenente al V-IV secolo a.C., che è stata per oltre un secolo l'iscrizione retica più a nord mai rinvenuta.[7]

Nel 2002, durante gli scavi nell'area sacra di Demlfeld, nel Tirolo austriaco, archeologi dell'università di Innsbruck hanno scoperto una lamina bronzea rinominata "lamina di Demlfeld", dal nome della località austriaca vicina ad Ampass, nel distretto di Innsbruck-Land.[27] L'area sacra di Demlfeld era un rogo votivo e si ritiene fosse frequentata durante la seconda Età del ferro, dal VI al I sec. a.C.. La sua iscrizione, su cinque righe, è uno dei testi retici più lunghi e meglio eseguiti, e la sua analisi linguistica del 2013 ha fornito nuovi elementi alla ricostruzione della lingua.[1]

La fonologia retica è ricostruita per via comparativa e resta in parte incerta: l'ipotesi di lavoro è che il sistema fonematico coincida sostanzialmente con quello etrusco, assai meglio attestato. Rispetto all'etrusco il retico condivide due tratti diagnostici della famiglia tirrenica, l'assenza del fonema vocalico /o/ e l'assenza della serie sonora delle occlusive.[8]

Il retico, come l'etrusco, presenta un sistema di quattro vocali: /a/, /e/, /i/, /u/. L'assenza di omicron nei due alfabeti retici non è considerata un semplice fatto paleografico: poiché sia l'alfabeto venetico sia quello leponzio acquisirono un segno per rendere la propria /o/, la sua mancanza in entrambe le varianti retiche viene interpretata come il riflesso dell'effettiva assenza del fonema /o/, con un sistema vocalico quadripartito analogo a quello etrusco.[8]

Tra le consonanti sono ricostruiti un'affricata dentale (o palatale) /ts/, due sibilanti, una dentale /s/ e una palatale /ś/, rese con due segni distinti (sigma e san) che ne testimoniano l'opposizione fonologica, le nasali /m/ e /n/ e le liquide /r/ e /l/. Manca la serie sonora delle occlusive /b/, /d/, /g/. Per il resto del sistema occlusivo permane incertezza: il confronto con l'etrusco farebbe attendere due serie fonologiche distinte, che però l'ortografia retica non consente di distinguere. Sul piano grafematico è riflesso il solo glide /w/, eredità della scrittura greca, mentre la comparsa sporadica di heta indica la presenza di una fricativa glottidale.[8]

La morfologia nominale è la parte meglio nota del retico, e fu proprio il confronto dei suffissi flessivi e derivativi a confermare la parentela con l'etrusco. Come l'etrusco, il retico è una lingua agglutinante: i morfemi si aggiungono in sequenza alla destra del tema. I casi attestati sono i seguenti:[8]

  • Nominativo/accusativo: senza desinenza.
  • Genitivo: desinenza -s (genitivo I). L'esistenza di un secondo genitivo, corrispondente al genitivo II etrusco, è discussa.
  • Pertinentivo (un locativo formato sul genitivo): due allomorfi, -si sul nome individuale e -(a)le sul patronimico, come in kastriesi eθunnuale "da parte di Kastrie figlio di Eθune".
  • Ablativo: desinenza -s, con innalzamento della vocale precedente, attestata con sicurezza nella forma kleimunθeis della lamina di Demlfeld.
  • Locativo: desinenza -i, di attestazione incerta.

Per il plurale è attestata la desinenza -r(a), comune all'etrusco.

Sono stati identificati due suffissi verbali, entrambi condivisi con l'etrusco:[8]

  • -ke (anche nella variante -χe) è la desinenza del preterito di terza persona, come in θinake / θinaχe "donò".
  • -u forma nomi verbali a partire dai temi di preterito, come in utiku "dato, dono" ed eluku "sacrificato, sacrificio".

L'ordine dei costituenti nella frase è soggetto-oggetto-verbo.[8]

Le iscrizioni retiche restituiscono soprattutto nomi di persona, pochi termini formulari e poche altre parole, in gran parte di significato ignoto; l'identificazione del lessico si fonda quindi quasi solo sul confronto con l'etrusco.[8][19] La corrispondenza più solida è quella tra il retico θinake "donò" e l'etrusco zinace, già riconosciuta nel 1933, anche se il valore semantico non coincide del tutto, poiché in etrusco il verbo vale "fece, produsse". Altri confronti proposti con l'etrusco sono θal "due" (etrusco zal), sostenuto dal plurale φuter che vi si accompagna, sφura "comunità" (etrusco spura) e il deittico ka "qui" (etrusco eca, ica); il significato di gran parte di questi termini resta però incerto.[8][19]

Il sistema onomastico

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La formula onomastica retica completa è costituita da un nome individuale (prenome) seguito da un patronimico, derivato dal nome del padre con il suffisso -nu per i maschi e -na per le femmine, come in kastrie eθunnu "Kastrie figlio di Eθune". Molte iscrizioni recano però il solo prenome. Il valore di genere dei due suffissi è ritenuto probabile ma non dimostrato in via definitiva; il suffisso è collegato al -na etrusco, che forma anch'esso patronimici. Che i patronimici fossero produttivi è mostrato da un gruppo di iscrizioni rupestri che nomina un padre e i suoi due figli, ciascuno con il patronimico tratto dal nome del padre.[8] A differenza dell'etrusco, il retico non presenta il suffisso di mozione -i per i nomi femminili, né un sistema di nomi gentilizi: ricorre il solo patronimico, indizio di una società meno stratificata di quella etrusca.[19]

Buona parte dei nomi attestati è condivisa con l'onomastica delle aree transpadane circostanti, venetica e celtica, e molti sono prestiti dalle lingue indoeuropee vicine, come esumne, dal celtico "senza paura", o valθiki, su base venetica.[8] I nomi confrontabili con materiale etrusco sono più numerosi del previsto, pur in assenza di un insediamento etrusco stabile in area retica: secondo Marchesini ciò non riflette una presenza etrusca, ma un lessico in origine comune alle due lingue, conservato nei nomi propri, dai quali retico ed etrusco hanno tratto in modo autonomo formazioni simili.[19]

Note esplicative

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  1. ↑ Il lemnio viene chiamato "tirrenico" da Simona Marchesini (cfr. De Simone e Marchesini 2013, p. 74; Marchesini 2019)

Note bibliografiche

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  1. 1 2 3 4 Carlo de Simone, Simona Marchesini (a cura di), La lamina di Demlfeld, Mediterranea. Quaderni annuali dell'Istituto di Studi sulle Civiltà italiche e del Mediterraneo antico del CNR. Supplemento 8, Pisa-Roma, Fabrizio Serra, 2013.
  2. ↑ (EN) Harald Haarmann  , Ethnicity and Language in the Ancient Mediterranean, in Jeremy McInerney (a cura di), A Companion to Ethnicity in the Ancient Mediterranean, Chichester, UK, John Wiley & Sons, Inc, 2014, pp. 17-33, DOI:10.1002/9781118834312.ch2, ISBN 978-1-4443-3734-1.
  3. ↑ Simona Marchesini, Retico, su mnamon.sns.it, Scuola Normale Superiore Laboratorio di Storia, Archeologia, Epigrafia, Tradizione dell'antico, 2008-2017.
  4. 1 2 Giacomo Devoto, Reti, in Treccani, 1936.
  5. ↑ Cfr. Per Tito Livo si veda Ab Urbe Condita - Liber V - 33; per Pompeo Trogo si veda Giustino, Historiarum Philippicarum T. Pompeii Trogi, XX, 5; per Plinio il Vecchio si veda Historia Naturalis, III, 133-134.
  6. ↑ Benedetto Giovannelli, "Dei Rezj. Dell'origini de' popoli d'Italia e d'una iscrizione rezio-etrusca", Trento 1844.
  7. 1 2 3 4 Stefan Schumacher, Sindy Kluge, Corinna Salomon (a cura di), Thesaurus Inscriptionum Raeticarum, Modern research on the Raeti and Raetic, University of Vienna, su univie.ac.at. URL consultato l'8 luglio 2018.
  8. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 (EN) Corinna Salomon, Raetic, in Palaeohispanica, vol. 20, 2020, pp. 263-298, DOI:10.36707/palaeohispanica.v0i20.380, ISSN 1578-5386 (WC · ACNP).
  9. 1 2 Il retico, in Dipartimento di Studi Umanistici (DSU), Laboratorio di epigrafia dell'Italia antica, Università Cà Foscari di Venezia)., su virgo.unive.it. URL consultato il 30 luglio 2018 (archiviato dall'url originale il 22 dicembre 2018).
  10. ↑ (DE) Stefan Schumacher, Sprachliche Gemeinsamkeiten zwischen Rätisch und Etruskisch, in Der Schlern, vol. 72, n. 2, 1998, pp. 90-114.
  11. 1 2 (DE) Helmut Rix, Rätisch und Etruskisch, Innsbruck, Institut für Sprachwissenschaft der Universität Innsbruck, 1998.
  12. 1 2 Simona Marchesini, La famiglia linguistica tirrenica. Scenari ricostruttivi, in Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Alteritas, Verona 2024, pp. 29-72.
  13. 1 2 3 Carlo de Simone, La nuova iscrizione tirsenica di Efestia, in A. Archontidou, C. de Simone, E. Greco (a cura di), Gli scavi di Efestia e la nuova iscrizione «tirsenica», collana Tripodes, vol. 11, Atene, 2009, pp. 3-58.
  14. ↑ Carlo de Simone, Le lingue etrusco-tirsenica (Lemno, Efestia [teatro]) e retica tra due documenti epigrafici chiave, in Annuario della Scuola Archeologica di Atene e delle Missioni Italiane in Oriente, vol. 88, 2012 [2010], pp. 85-100.
  15. ↑ Norbert Oettinger, Seevölker und Etrusker, in Yoram Cohen, Amir Gilad, Jared C. Miller (a cura di), Pax Hethitica. Studies on the Hittites and their Neighbours in Honour of Itamar Singer, Harrassowitz, Wiesbaden 2010, pp. 233-246.
  16. 1 2 (DE) Stefan Schumacher, Die rätischen Inschriften. Geschichte und heutiger Stand der Forschung, 2ª ed., Innsbruck, Institut für Sprachwissenschaft der Universität Innsbruck, 2004.
  17. 1 2 3 Ivo Hajnal, The 'Tyrrhenic question': why a prompt solution is hardly to be expected, in Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Alteritas, Verona 2024, pp. 11-28.
  18. ↑ Helmut Rix, Etruscan, in Roger D. Woodard (a cura di), The Ancient Languages of Europe, Cambridge University Press, Cambridge 2008, pp. 141-164, in particolare p. 142 (ristampa di un testo redatto attorno al 2004).
  19. 1 2 3 4 5 Simona Marchesini, L'onomastica nella ricostruzione del lessico: il caso di Retico ed Etrusco, in Mélanges de l'École française de Rome - Antiquité, vol. 131, n. 1, 2019, pp. 123-136, DOI:10.4000/mefra.7613.
  20. ↑ Simona Marchesini, Considerazioni storico-linguistiche, in Carlo de Simone, Simona Marchesini (a cura di), La lamina di Demlfeld, Pisa-Roma 2013, pp. 73-89.
  21. 1 2 3 Daniele Federico Maras, Le scritture dell'Italia preromana, in Palaeohispanica, vol. 20, 2020, pp. 923-968, DOI:10.36707/palaeohispanica.v0i20.386, ISSN 1578-5386 (WC · ACNP).
  22. ↑ Umberto Tecchiati, L’esperienza dell’altro. Scambi e relazioni transculturali nella preistoria e nella protostoria della regione alpina centrale. In: Cossetto, M. (ed.), Fare Storia a Scuola, vol 2. Materiali di lavoro del gruppo di studio sulle fonti della storia locale. 13–44. Bolzano/Bozen 1999, Istituto Pedagogico in Lingua Italiana.
  23. ↑ Rosa Roncador, Celti e Reti. Interazioni tra popoli durante la seconda età del Ferro in ambito alpino centro-orientale, Roma 2017
  24. ↑ Simona Marchesini, Rosa Roncador, Celts and Raetians in the central-eastern Alpine Region during the Second Iron Age: multidisciplinary research. in Cultural Encounters in Iron Age Europe. edited by Ian Armit, Hrvoje Potrebica, Matija Črešnar, Philip Mason and Linsdey Büster Archaeolingua. Series Minor, Budapest 2016 pp. 267-284 (Eng)
  25. ↑ Andrea Rossi, Note overo memorie del museo del Conte Lodovico Moscardo, seconda edizione, Verona 1672.
  26. ↑ Alessandro Morandi, Il cippo di Castelciès nell'epigrafia retica, L'Erma di Bretschneider, Roma 1999.
  27. ↑ Gerhard Tomedi, Simon Hye, Reinhold Lachberger, Siegfried Nicolussi Castellan, Denkmalschutzgrabung am Heiligtum am Demlfeld in Ampass 2006, in: Gerhard Tomedi, Josef Zeisler (Eds), Gedenkschrift für Konrad Spindler 1939 - 2005 [= ArchaeoTirol Kleine Schriften 5], Wattens: 2006, 116–122.
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  • Alberto Mancini, Iscrizioni retiche, in Studi Etruschi, vol. 43, 1975, pp. 249-306.
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  • Simona Marchesini, Nuove iscrizioni retiche da Cles e Sanzeno (TN), in R. Roncador, F. Nicolis (a cura di), Antichi popoli delle Alpi. Sviluppi culturali durante l'età del Ferro nei territori alpini centro-orientali, Trento, 2014, pp. 127-144.
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  • (EN) Helmut Rix, Etruscan, in Roger D. Woodard (a cura di), The Ancient Languages of Europe, Cambridge, Cambridge University Press, 2008, pp. 141-164.
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  • Simona Marchesini (a cura di), Rhaeti & Co. Nuovi scenari sulla questione tirrenica, Verona, Alteritas, 2024, ISBN 978-88-947814-0-3.

Voci correlate

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Altri progetti

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Collegamenti esterni

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Controllo di autoritàThesaurus BNCF 35300 · LCCN (EN) sh87000364 · GND (DE) 4176856-5 · BNF (FR) cb17775330r (data) · J9U (EN, HE) 987007536640505171
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