martedì 19 marzo 2013

cappellini e pesci tra taf taf e neve


Quando chiudiamo le valigie sono le 21 passate. Cena, pasta. Poi chiudiamo i bagagli a mano e facciamo l’ultimo controllo. Ore 23.30 un cappuccino con Nespresso. Poi cazzeggiamo un po’, doccia, ci vestiamo. Giacchino leggero sopra felpa e magliettina, speriamo di farcela fino all’aeroporto senza ghiacciarci. Ore 3 circa usciamo confidando nel Mc sotto casa; cappellino di paglia eoliano, facciamo un po’ ridere nel contesto notturno invernale. Panino e patatine tra i ventenni discotecari.
Ore 4 passate da non molto e siamo a Orio. Primi della coda, ma il banco check-in apre sul tardi. Ore 5.30 compriamo bollo passaporto, giornali e settimana enigmistica. Passiamo i controlli. Poi piccoli bomboloni alla crema per concludere un iter alimentare da paura. Imbarchiamo che è alba nebbiosa.
Decollo, viaggio sonnolento, colazione gustosa, atterraggio sportivo su una ruota sola. Onda di caldo aperto il portellone. Controllo passaporti, visto e poi vento, palme, cielo blu.
Sento l’odore di mare e sabbia e inizio a pensare FERIE a caratteri cubitali nella testa.
Sole, bus, braccialetto blu e animatori con maglia ancora blu. Pranzo dal cuoco Filippo. Italiani inglesi e russi. Camera grande alla residenza delfino.
Costume, magliettina, occhiali da sole, crema 50. Cappellino eoliano in paglia finalmente nel contesto adatto.
Mare. Per il pontile è presto, ci pucciamo nella piscina naturale e già ci sono pesci quasi spiaggiati. Ma nulla rispetto alla meraviglia che ci aspetta.
Piscina, lettino, asciugamano a righe gialle. La prima giornata volge alla fine. La cena è speziata, pasta saltata con un po’ di peperoncino, il riso orientale, le lenticchie, il pollo per chi mangia carne; a noi non dispiace.
E poi via per una settimana piena.
Un bagno dal pontile con meduse che ancora non conoscevo come innocue, pesci e coralli, corrente e un po’ di spavento.
E ancora il giro a Sharm vecchia, parole scambiate, le prime calamite da portare a casa, un papiro con l’albero della vita, la moschea e le battute su Moubarak e Berlusconi, tirare giù il prezzo e fare i turisti assaliti dai venditori.
E di nuovo ci ritroviamo stesi al sole, il ristorante grill con la luce che filtra, i genovesi che ridono, i napoletani solari, il gioco aperitivo. Animatori che animano, proposte di massaggi ed escursioni tra cui divincolarsi, sole e cruciverba, buoni propositi di acquagym che durano una volta e mezza.
Mercoledì si salpa per Tiran con mutino, maschera e boccaglio. E allegria.
Snorkeling tutti insieme, pesci multicolori e coralli multiformi. Freddo.
Un relitto pieno di cessi, una murena la cui coda racconta dimensioni notevoli, Davide che si delfina e scende a fare foto, qualcuno che preferisce il sole all’acqua fredda.
La prova di sub, Davide sempre delfino, io cozza, come poi mi diranno coccolando la mia autostima. Perdo il boccaglio, bevo 4 metri di colonna d’acqua sopra di me. Ridiscendo, annaspo, rientro. Davide scende sguazza e torna su ridente. Incontriamo delfini che loro chiamano beluga ma sono i grampi, con muso sorridente e pelle graffiata.
E si torna e si mangia e poi è ancora sole, cruciverba, piscina e pigrizia vacanziera. Pranzo, pasta legumi spezie pollo pesce. E gioco aperitivo, e cappellini di paglia al sole. E discoteca nel deserto, grande aperta, dal fondo sconnesso e il ritmo costante. Mal di piedi, i tacchi, sul pulmino stretti, animatrici animate da ospiti e barzellette, risate e Mc Donald’s alle 4 del mattino.
E pigrizia e sonno e pennichelle tra i pasti. E spuntini tra le pennichelle.
Venerdì ancora barca, barriera, mangrovie, lago magico ma non ci immergiamo li (peccato, dicono porti bene). E snorkeling, e la cozza che pinneggia e il delfino che scende con le bombole. E sono pesci fucilieri blu e sergente a righe, e pesci rossi, anemoni, pagliacci, murena, e via così in un lungo elenco di colori. E il barracuda grosso che ci sfila facendo dei pesci una nuvola fuggente. E le meduse gommose e rosa che non pizzicano e si accarezzano straniti.
E poi si declina verso fine vacanze. Appuntamenti ai bar e ai ristoranti, il resto del tempo a riprendersi dalle serate. Smontiamo l’ultima scultura di asciugamani per una doccia veloce. E si arriva alla ultima sera, cena in tavolata e  spettacolo ospiti, costumini improbabili e risate, opa opa e baci baci, sigla acqua gavettoni inviti fasulli.
Il taf taf del sabato sera ci porta a naama bay, hard rock cafè, magliettine, musica e poi ancora un Mc, ormai è tappa di rito. E via si torna, luci nella strada dove come una litania seguono hotel e insegne. Dossi, posti di blocco, luci, negozi mercanzia luci e dromedari.
Si arriva al Grande Plaza e si incrociano i partenti del primo volo. E’ domenica. Ci trasciniamo a letto. La sveglia coincide con chiusura valige. I cappellini restano in mano e arriveranno con la neve; torneranno al freddo, fuori contesto. E come in un rewind si aggiungeranno capi pesanti, maglioni e piumini.
A casa la neve e il lunedì mattina di traffico.

giovedì 17 gennaio 2013

a dirla tutta

A dirla tutta non ho ancora scritto nulla del giorno del nostro matrimonio. Ancora oggi mi sorprendo che non ci sia un conto alla rovescia, che i giorni in avanti diventino mesi. Tutto ovattato in un ricordo dolcissimo. Guardo ancora gli abiti da sposa che mi piacciono, penso ancora ai dettagli. E penso che è stato bellissimo. Che è stato proprio il nostro matrimonio, compreso il ritardo di mia mamma e il velo schiacciato alla uscita dalla chiesa, la pioggia sottile.
Sarei rimasta li le ore, ti chiamo marito maritino maritozzo, sono tua moglie. Ti voglio accanto per sempre. Andiamo dalla nonna. Le lascio il mio bouquet e mi viene già malinconia. Mi tolgo l'abito. Rido. E' volata via questa giornata.
Il nostro matrimonio è iniziato prima, è iniziato nelle scatole caricate in macchina con i bigliettini sopra, le barchette di carte, le bomboniere, i vasi, i confetti e gli m&m's verdi e blu, i libretti della messa, gli abiti, le scarpe, l'intimo, le calze, l'ombrellino bianco (previsto diluvio).
Arriviamo a Ivrea, fiorista, ti caccio dal negozio e decido per il cavolo nel bouquet.
Definiamo i dettagli, le edere, gli ulivi, i nastri.
Poi dal Don, la nostra chiesetta si apre, proviamo a pronunciare le promesse. Mi viene da ridere e piangere insieme. Via, ristorante, lasciamo tableau vasi confetti bomboniere barchette. Il titolare ci dice "è l'ultima volta che vi vedo da non sposati" e penso ussignur e penso chebello e penso domaniquandoarriva?. Passano le ore. Sembra tutto tranquillo. Cena con cugini bimbi e mamma. Poi vai a dormire dal Don. Ma appena uscito si sente un suono di chitarra. Io mi preparo, pigiamino. Mi chiamano. Tu, futuro marito e cugino mi improvvisate una serenata. Tutta per me. Il più grande spettacolo dopo il big ben siamo noi, bella, buonanotte fiorellino. Sorrido. Nemmeno mi commuovo, per ora. Ho la voce giù è un po' di bronchite ma fa nulla. Nanna, nel letto dei bimbi.
Arriva un sms di buonanotte. Sveglia, doccia. Scrivo sms di buon giorno e non ricevo risposta. Ti chiamo. . Io sono già con i capelli asciutti per la piega (riccia). Mentre mi pettinano arriva il bouquet e li davvero comincio a rendermi conto. Mi trucco. Mi infilo l'abito e mi sento perfetta. Normalissima. Il mio abito. Qualche foto, la nonna che viene a salutarmi.
Comincio a emozionarmi, mi manca mio papà ma sorrido. Arrivano le testimoni e poi via. Si parte nel pulmino, cugino bimba testimoni bimbo e io. Metto fretta, non vedo l'ora di arrivare, di arrivare accanto a te. Talmente tanto in fretta che superiamo inconsciamente cugina e mamma, mariti e bimbi delle testimoni.
E così arrivo, scendo dalla macchina. Non piove per un secondo, un soffio di vento mi scombina il velo, non potevamo non invitarlo.
Entro al braccio di Davide cugino, preceduta dai bimbi velocissimi.
Il tappeto verde, le edere che scendono semplici dai banchi, le ortensie blu sull'altare, gli ulivi. Tutto siamo noi. Rallento, voglio riempirmi gli occhi e il cuore di questo momento. Sorrido ai sorrisi intorno. Non sento nemmeno la marcia nuziale. Arrivo all'altare, rischio di incastrarmi con il velo, ti guardo, ti sorrido e chiedo "mia mamma dov'è?".
Poi inizia la cerimonia. Mia mamma e gli altri arrivano in corsa sul canto iniziale. La predica affettuosa, la mia voce giù, io che mi soffio il naso con il passaggio di fazzoletto con le testimoni, lo scambio di fedi (e i nodini erano perfetti), gli occhi lucidi alla lettura di Daniela, dolce sentire.
Il mio fiocco verde, i tuoi gemelli e il tuo ricamo blu con la rosa dei venti.
Poi fuori, il velo pestato, il riso e le bolle di sapone, le foto con i bimbi, gli ombrelli e noi sotto la pioggia.
Al ristorante si apre un po' di sole. Il prato infangato ci accoglie per le foto. Ci divertiamo. Musica non da matrimonio, balliamo. Poi si mangia (noi poco), si scherza, si ricevono storie e regali.
Tagliamo la torta, di già. Il tempo passa in fretta . Ripartono gli amici, i parenti. Ripartono tutti con un libro in mano e un'isola sconosciuta da cercare. Noi ci sediamo.
Poi piano piano recuperiamo vasi confetti (i pochi rimasti), le barchette, il bouquet.
Torniamo a casa, autostrada in parte chiusa, vicino a casa un panino di mc donald's mi placa la fame. Finiamo le valigie. Domani si parte, da sposi.
Adesso sono passati poco più di tre mesi. Guardo le foto e cerco di ricordare i sorrisi, le risate, le parole, gli sguardi. E penso che ti sposerei domani, un'altra volta. E poi ancora tutti i giorni. Ti Amo.

mercoledì 8 agosto 2012

meno poco


il tempo passa, pieno di cose da fare e pensare. e ci accorgiamo di un tratto che è ora di stampare le partecipazioni. e adesso nastri, fogli, buste, sono sul tavolone conviviale ad aspettare di essere confezionati. 
Nel frattempo inaugurazione di casa, vacanza alle Eolie in barca, e adesso un allargamento di famiglia, un cagnino di 3 kg preso al canile, Chupito, perchè per noi famiglia significa accoglienza e siamo felici di pensare di essere Multi-Speci(ali) ! :-)
Manca poco. poco più di due mesi, il temp necessario... a trovare un parrucchiere :-D

giovedì 2 agosto 2012

Diario di cambusa

Martedì mattina. Ore 7.45. Bici. Nuvoletta grigia appesa sopra di me, come un palloncino legato con il filo al mio polso (certo, prima volta che vengo in bici) e questo mi ricorda qualcosa.
Colazione alle macchinette del punto ristoro del lavoro. Sospiro
Cerco il retrogusto di ricotta nei biscottini da 65 cent e non lo trovo. Cerco l’orizzonte isolano e non lo trovo. Cazzo.
Dondolo, in realtà è già passato anche il mal di terra, ma provo a dondolarmi sulle gambe per tentare di risalire la bolina della giornata.
Vabbè. Nostalgia canaglia si direbbe..
Reduci da una settimana di mare, vento, nuvolette e ricotte, acciughe e tonni, regioni miste in mare siculo. Ecco. Nostalgia.
Sabato scorso, appena atterrati a Catania e lesti come falchi ci siamo avventati su cannoli e arancine. Poi Milazzo, pasta alla norma sotto un sole impietoso anche all’ombra, aliscafo e Lipari. Spesa, conoscenza del capitano e del collega di bordo, presi cappellini di ordinanza.
Cena al pescecane, mangio quanto uno squaletto tra polipo e caponata. Cannolo, granita, (la more e gelsi non saprò quanto sia buona, anche altre cose non saprò).
Domenica mattina la giornata inizia in pasticceria, granita con la panna, brioche, cassatina al pistacchio. Segue salpare e dirigere verso pomice. Si annuncia vento da sud ovest. Programmi della settimana che si sparpagliano nella flottiglia come le notizie meteo non concordanti. Di certo un temporale ci aspetta. E li ci trova, in piena notte davanti alla vecchia cava abbandonata. Lampi, fulmini e notte spettrale. Si balla.
La mattina dopo un po’ stropicciati decidiamo per Salina. Sarà che li c’è Alfredo che prepara il miglior pane cunzato delle Eolie. Quindi li si va. Pane talmente ricco che a mezzo è troppo, e granita, con panna; vento freddo sulle braccia ma non passa l’appetito. Dall’attracco della nave ci spostiamo al rifornimento come in pole per il pit stop. E ci va bene. Colazione cornetto alla ricotta e granita. Qualche acquisto turistico. Si risalpa alla volta di Vulcano. Mi preparo all’idea di salire appena dal mare vedo il fumo dal cratere, mentre mi incollo al timone in una bella bolina filata, quanto mi mancava!
Spiaggia nera, passeggiata fino a scoprire un negozio scultura, con gatti e ceramiche e gioielli forgiati da fuoco e acqua. Cena in barca, tonno cucinato dal capitano, immancabili pomodorini. Ritorniamo al negozio e torniamo passeggeri ospiti con un pacco pesante sotto la pioggia. Quella ceramica mi guarda ora dalla parete blu di casa e mi coccola al pensiero del mare.
Mattina camminiamo di nuovo fino al paese (e qui mi rendo conto che abbiamo fatto quasi più km a piedi che miglia in barca) per colazione. Abbandoniamo i soci davanti alla immancabile granita, noi saliamo prima che venga caldo. E infatti caldo non fa, direi piuttosto un po’ umido, dato che prendiamo il biglietto “con acqua” e di acqua ne scende parecchia. Mentre penso “anidride solforosa e solforica+acqua = acido solforoso e acido solforico” decido di non appoggiare la mano alla roccia. Però il cratere, il fumo, le nubi che corrono veloci e un incontro toscano pieno di simpatia rendono unica l’esperienza, quanto la vista meravigliosa che ci si dona appena il sole riappare.
Arriviamo zuppi e affamati (strano eh?) e sistemiamo almeno uno dei problemi con un trancio di pizza. Sosta al negozio scultura per un anello nato da cera e fuoco. Pranzo di acciughe panate del capitano e pomodorini. E pesche e albicocche, sesamini croccanti. Prendiamo il mare. Io pisolo coccolata dal sole non troppo caldo.
E dirigiamo a Panarea. Spiaggiamo con il gommone, cappellino di paglia in testa, macchina fotografica a fissare gli scorci e il bianco delle case. Piante grasse, giare e otri sui tetti. Viuzze e sintomi di vita notturna ancora non sveglia. Aperitivo guardando dalla terrazza del Raya sbuffi infuocati di Stromboli. Ci voglio andare lassù, vedere il fuoco e la lava da vicino. Saprò la fatica, non il fuoco.
Cena e ci ritroviamo accoccolati e assonnati in pozzetto, saltiamo i sesamini dell’invito, crolliamo in un sonno cullato. L’indomani in prua abbiamo Stromboli, guardato, citato e voluto ogni giorno lottando contro il vento ostinato e annunciato contrario. Calcoliamo i tempi. Pranzo di insalata e salmone, poi mi renderò conto che mi mancava la pasta. Bagno non bagno causa meduse. Ci avviciniamo lesti. Vela e motore, 8 nodi. “Iddu” è li, cielo blu cobalto, mi dico “diamine fino lassù”, ma si ci andiamo.
Sbarchiamo, compriamo un po’ di frutta, ci danno il caschetto, la mascherina, prendiamo scarponi e calze e comincio a pensare che si ci voglio andare, ma sono 900m, ma sono 12 km, ma sono ore di cammino.
Ma siamo li in fila. Baldanzosa cerco il passo. Cadenzo salgo, barcollo, calano gli zuccheri (la pasta, sigh), banana, albicocca, biscotto. Saliamo. Barcollo, ci mancava il mal di terra. Mi pare di essere quasi su ma il cartello altimetrico dei 400m mi distrugge. Punto i piedi e dico no. Però poi su, la vetta è li diritta, non c’è nemmeno la curva. Dal cannetto alla roccia, poi lava spaccata, pirosseni da cercare (e Davide li trova). Io cerco di respirare. Cenere sotto i piedi, sabbione. Un passo avanti e scivoli indietro di due. Le gambe pesano, le guance sono infuocate. Poi si arriva in cima. Nuvola. Si fa buio. Ci si copre di cerate e polvere. Un borbottio, un tuono. Nessuna luce, nessun panorama. Nebbia che riflette la luce della frontale. Mangiamo salatini e frutta mentre l’umido si insinua. Odore di zolfo. Frontale in mano, caschetto, mascherina. Giù. -400 m in 20 minuti. Poi pietra e canneto. E’ tardi quando il paese bianco riaccoglie gli occhi fumosi e scarponi polverosi. Una stella cadente in anticipo è però in ritardo sul desiderio vulcanico. Pizza. A bordo si incrociano i racconti di chi anche dalla barca davanti alla Sciara di fuoco ha visto poco. Ma poco è più di niente. Evito di chiedere di vedere le foto. Mattina, mal di gambe, cappellini in testa. Compro come trofeo la maglietta con IDDU, poi mi consolo un po’ con una granita. La nuvola in cima è ancora la. Vorrei salire di corsa a insultarla. Ma resto sulla terrazza vista mare assaporando l’ennesimo cornetto alla ricotta. Aiuta l’umore, si insinua già la nostalgia da ultimo giorno.
Lipari ci aspetta. Passiamo a pomice, un bagno. Le meduse si lasciano portare e le evitiamo. Il vento anomalo delle eolie contraria il rientro e vorrei farmi portare in direzione opposta. Nell’ora che volge al desio e che ai naviganti intenerisce il cuore siamo al molo. Ultimi acquisti. Una cavigliera, capperi, un quadretto con vulcano. Cena. Granita e bombolone alla ricotta (spettacolare). Ne prendiamo un paio per la colazione di partenza dell’indomani. Si dorme, caldo che il vento non riesce ad entrare in cabina. E’ presto quando mordo la ricotta e cerco di stamparmi il sapore nel cuore. Guardo il cielo sempre più azzurro. Come le nostre magliette. Saluti e borsoni. Aliscafo. Autobus raggiunti dal socio. Nella cappelliera un cappello bianco, uno beige, uno nero. Noi dormiamo. Aeroporto. Ultimo arancino. Ultimo cannolo. Si torna e barcollo.
Chiara

mercoledì 27 giugno 2012

e ci siamo

siamo in casa nuova, dopo inevitabili contrattempi, alcune sfighe e un po' di nervoso. siamo a casa, il primo pezzo finito un divanetto ikea sul balcone. poi un bagno piccolo ma grazioso. poi il trasloco con scambio mobili, l'arrivo del tavolone conviviale. mobiletti in stile nautico. e oggi armadio della camera e il resto. bianco. e noi siamo li al centro di questo nuovo stare a cui dare la nostra forma. 

lunedì 21 maggio 2012

parentesi di pioggia con cuore conviviale

Una fiaschetta di grappa gira in pozzetto, l'effetto è di contrasti, sa di mari e monti, funghi e gamberetti dovessi metterla sul gastronomico; e invece grappa, che scalda un po', perché il tempo metereologico parte e finisce con grigio pioggia e temperature che di mite non hanno molto; ma li dentro, dentro le parentesi di acqua sopra e sotto, ci sono mille colori di allegria, un cuore conviviale.
Partiamo da un punto che è di confine, che riunisce sapori e profumi di Toscana e Liguria, dove la focaccia e i testaroli si aggiungono al pescato; i misti ci piacciono parecchio, così la Puglia si somma al veneto con aggiunta di genovese, arance in insalata condite con olio pugliese.
Da riva a un fiume che non è ancora mare, ma che lo brama, partiamo vestiti a strati, mischiando magliettine a pile e cerata, occhiali da sole a stivali. Ai winch ci si scalda, occhiali si appannano, goduria di sorrisi. scaramantiche note di speranza chiamano il vento che sparpagli un po' il grigiume, ridono gli occhi dei regatanti in vacanza, freme qualche muscolo e si apre il sole. 
E' un attimo che la voglia del primo bagno della stagione ci richiama all'acqua freddina (direi anche fredda) e costumi a righe, calzoni tirati su a cercare la pelle ancora bianca, maniche arrotolate, ma una sciarpina intorno al collo, e poi si rifa tutto all'inverso, altro cambio di abito, altri strati a sovrapporsi, altro grigio che copre l'azzurro. 
Si fa l'ora della cena, ma non la cena, si spizzica di aperitivi, barche raggiungono e aggiungono sapori, dialetti, schiamazzi, musica e alcolici; il volume sale man mano che il buio scende, la pillola di vacanza è servita con una fetta di limone ed una di arancia, trasparenze di gin e aranciato di spritz, noccioline e cremine, musica anni '80 italiana e americana  mixata da una spagnola, ballata con movenze arabe.
Misto conviviale, ci si sposta di barca in barca, di casse in casse, gusti musicali diversi e la notte si allunga chiudendo sulle note di apertura un ricco fritto misto.
Poi si tratta di alzarsi stropicciati la mattina dopo, di resistere all'umido che incalza, di rientrare sonnacchiosi. 
Una pasta sotto coperta, un altro sorso di grappa, la riva del fiume, e il cerchio si chiude; come l'acqua torniamo a terra, bramando il mare e l'estate che inevitabili hanno già promesso puntualità e sorrisi.

lunedì 7 maggio 2012

Tra in mezzo e aspettando

Siamo in quel periodo in cui è tutto un tra un po', siamo in mezzo tra quel che c'è e quel che ci sarà, che stiamo cercando e creando quel "quelchecisarà", siamo in mezzo a scartoffie, preoccupazioni e cose da fare, prospetti 3ddi e idee rarefatte, siamo prima ma quasi in ritardo, siamo in quel tempo aspettando e muovendoci più veloci del pensare... e intanto il tempo scorre e tutto sarà casa, quando ci sarà la cena di inaugurazione e in quella daremo anche le partecipazioni e tutto si unirà nel nostro grande progetto che sta per diventare reale; più di un anello un portachiavi per due, quello di una casa piena di cose, di ricordi, di fatica e di pensieri, di gioia e di attesa, di nuovo; che i giorni passino e ci portino vicini sempre di più. Stanchi ma con la testa e gli hard disk pieni di idee, con lo sguardo che si spinge fino ai pinguini dall'altra parte del mondo. Siamo in mezzo a scadenze e fretta, ma quando ci stringiamo forte come un aggrapparsi, al mattino, prima che la luce ci sorprenda, mentre la sveglia ci richiama come uno start di staffetta, in quel momento tutto è fermo, e siamo io e te. che poi andiamo facciamo andremo progettiamo immaginiamo parliamo speriamo corriamo decidiamo pensiamo sogniamo... amo.

giovedì 8 marzo 2012

parlo di te

parlo di te che sei un porto accogliente, di te che mi hai fatto sentire a casa nella mia casa, nella nostra casa. che mi hai fatto sentire a Casa nella mia vita.
ecco adesso sono quel prato, quel verde della parete, che ha voglia e senso a fiorire accanto a te che sei il blu, il blu del mare, il blu del cielo, il blu della parete del letto.
i nostri colori che si mischiano e ne daranno altri, i milioni di colori dei tuoi led, i brillini nei miei occhi felici; perché il dolore lo abbiamo già condiviso e ora tocca alla gioia, quella piena, quella fatta di quotidiano, di famiglia, di progetti, di pane quotidiano, di risate.
sono io come non sono mai stata capace di essere, accanto a te e con te, sento che sono nata. finalmente. e ti accolgo perché tu sei straordinariamente tu, un tu meraviglioso.
così saranno le coincidenze dei numeri, sarà il carattere e la sinergia di allegrie, saranno le parole dette insieme e toccatiilnasochesenonontisposi ma la somma di noi la ritrovo in me, come riconoscersi. ecco io riconosco la mia gioia e la mia vita in te, e te le dono che siano parte di te.
ti amo.
immensamente, come un prato che da vita, come mare che continua verso l'orizzonte, come il cielo che non ha fine.

lunedì 13 febbraio 2012

di verde e d'azzurro

ci sono colori in natura di cui non capisci l'essenza fino a che il pantone si sviluppa in lungo e in largo sull'orizzonte e la saturazione diventa talmente alta da non poter far altro che goderne, da non poter più staccare lo sguardo.
le antille sono varie, roccia e sabbia, assenza rasserenante e prigenia e presenza di vita multiforme.

rosso fuoco come il primo tramonto ad antigua, sotto di noi un relitto, sopra di noi il cielo in fiamme e il raggio verde come sipario sulla giornata

bianco, come le nuvole che coprono veloci l'oceano sotto i finestrini dell'aereo, bianco, come la sabbia fine di barbuda che si tinge di rosa conchiglia riflettendo i colori del cielo serale

verde e nero, a monserrat, i colori del dopo eruzione, la cenere distruttiva ma fertile che copre la città come un sudario e si riempie di vegetazione, verde a perdita d'occhio, che presuntuosamente si riappropria del territorio

arcobaleno con note di arancio. nevis e st kitts, dove il grigio dei nuvoloni che corrono, inseguendo la nostra scia, scaricando docce improvvise, lascia posto a incantevoli giochi di colore e dove il rum punch, tropicalmente arancione, arrrossa anche le nostre gote.

st barth passa dal verde delle tartarughe al rosso e giallo intensi delle stelle marine, al blu dei pesci, al grigio pallido e mimetico delle razze.
passa dall'oro delle gioiellerie al bianco, legno e metallo di yacth e barche da nababbi, a uno yellow submarine e vele bianche enormi a conquistare anche il cielo.

st marteen si colora di paradise, il turchese prevalente, quasi banale ma bello da togliere il fiato, il delicato beige della sabbia, finissima e lieve, il giallo e nero dei cinguettanti uccellini dello zucchero.

restano in barca il verde della papaya e delle banane mai maturate, del cavolo, declinato anche nel rosso, screziato e croccante, il dorato del rhum, gli asciugamani e i costumi variopinti stesi alle draglie, l'eleganza del bordeaux del easy bag e dei cuscini.

qui il ritorno è bianco (e un po' freddo).

lunedì 8 agosto 2011

tartaruga tonni pesci ed altri animali

la partenza è preceduta da un arrivo notturno di scatoloni e bottiglie, abbondanza festosa di cambusa per lunghe miglia e giornate assolate, così sarebbe da aspettarsi almeno.
scende la notte dopo un brindisi sul molo, come da tradizione per partenze e arrivi;
ciurma contenuta come numero, abbondante come entusiasmo e voglia assoluta di mare e vento.
memori però dell'onda, ancora stampata nello stomaco dal precedente week-end movimentato, decidiamo di costeggiare viste le previsioni non del tutto rassicuranti. bolina, e si che non siamo in regata ma così è ancora una volta. bolina, la boa di arrivo previsto è santa margherita; serata danzante e divertita, sentiamo il gusto della vacanza.
la mattina successiva decidiamo per il salto a macinaggio, luogo reso tormentone mitologico, "manoicisiamogiàvistiamacinaggio?" e sinonimo di risate collettive anche via rete.
così la notte è di turni, cerate, felpe, bolina, onda, stelle, tante tantissime, costellazioni che si susseguono sul nostro orizzonte: primo lo scorpione in onore della capitanessa, poi il dragone, le orse, le stelle cadenti come monili splendenti al collo della notte.
macinaggio vuol dire birra corsa, la pietra e la colomba, con profumi di castagna e di macchia mediterranea, lonzu, bocciu (patè di porco), tre formaggi, baguette e pani con i semi. con il risveglio si parte ancora dalla golosità, croissant mini e pane caldo, poi mare, in direzione di capraia, questa volta ci arriviamo.
bagno a cala rossa, dove lo spettacolare colore della roccia che si scontra con la calcarea bianca ne rende evidente i nome; la tartaruga carmela, un pallone gonfiato docile, porta a spasso la meno natante dell'equipaggio.
verso sera, all'ingresso in porto, tonni accolgono il nostro passaggio, saltano, lucenti con il sole radente, come lame perfette che incidono il blu. accoglienza divertente ai gavitelli gialli, ottimi per farci lo slalom con il tender; passeggiata nel paese, cena di pesce, aelatico rosato e gnocchi speciali al ragù di seppia; ottima e caruccia. autobus fino in cima per godere del panorama, desideri sulle code sfuggenti delle stelle, custoditi ed espressi.
scendiamo a piedi e la notte porta pioggia, che ci terrà fermi tutto il giorno successivo. dormicchiare leggere pisolare, accoccolarsi e mangiare ad ore sciocche pasticci dolci e salati, anche questo sa essere vacanza, anche se parrebbe più di inizio autunno. poi un raggio di sole si apre e si torna a terra, tornano i colori, tornano le persone, l'aria è tersa e pulita. fresco ancora sulla pelle. cena in barca, pasta alla polpa di granchio, una intera scatola scappa, verrà ripescata solo la settimana successiva.
anche le prime ore del giorno regalano sole e vento, si veleggia verso l'elba; l'aria è fresca, la musica di sirene e capitani richiama un paio di delfini che passano veloci, saltano sulla nostra scia, cantano con noi. arrivo per la serata a gironzolare nelle viette di porto azzurro. si riparte presto la mattina dopo e sono parecchie miglia che ci aspettano, un giorno di fermo va recuperato. e così si gira tutto il lato nord dell'elba, sosta per un bagno e pranzo con un cucciolo di
gabbiano che ci fa compagnia e si fa rubare il cibo da occhiate e castagnole, molto più furbe e svelte di lui;
poi prendiamo il largo verso bastia.
la notte è già scesa quando arriviamo, l'ingresso del porto è stretto come un budello, facciate di palazzi e navi si confondono nella luce gialla e ricca di umidità. ma tutto bene, siamo in porto e ci gustiamo l'ultima serata con l'uomo con la camicia; domani un cambio equipaggio inaugurerà la seconda settimana.
pasta con tonno e sonno creano una rima perfetta.
accogliamo sotto il primo sole veramente caldo (perfetto per pulire la barca e fare la spesa no?) la ragazza dagli occhi belli, tardo pomeriggio e ripartiamo verso il dito, in rada a finocchiarola.
dall'indomani punteremo verso la costa ovest, il meteo pare darcela buona.
il paesaggio cambia velocemente sotto i nostri occhi, i colori anche. l'aria è tersa e fresca, l'acqua anche ma meravigliosa. raggiungiamo orion a saint florent, cena sfiziosa e vino che va giù facile facile.si fa giorno con il sole che splende e davanti a noi il deserto des agriates, assente di umani segni ma verdeggiante, si apre in spiagge dai colori caraibici, acqua turchese e sabbia bianca e fine, questa volta è proprio vita vacanziera.
poi ancora giù, siamo a calvì quando si apre il sipario su un tramonto speattacolare sulla rocca, il rosso padroneggia, e ci piace. cena sulla ammiraglia, ancora insieme, ancora vini profumati e freschi, ancora chiacchiere di mare, biscotti e brindisi.
ore 11 di mercoledì facciamo acqua in porto, in meno di ventiquattro ore la fama del capitano ci precede tre volte; ci aspettano un po' di miglia tra i colori di una costa multiforme e multicolore, riserva naturale di scandola, patrimonio dell'unesco e meraviglia per gli occhi. scendiamo in tre per un bagno freddo tra le rocce che invitano a decifrarne le forme, come i cumuli passeggeri e cotonosi. 
poi, con il buio, girolata, gavitello e altra coppia di amici, una strana sigaretta dalla luce verde e racconti di scene da cartone animato; una a caso impersona un ibrido tra willy coyote e gatto silvestro, sono risate.
la colazione ha il sapore dolce di castagne cioccolato e mele, e prosegue con il forte di tre formaggi e bocciu. 
passeggiamo a scoprire gente, bambini, cani, mucche e vitelli di un mondo piccolo e meraviglioso: case di pietra a dominare un golfo incantevole, negozietti sfiziosi in cui trovano posto frutta e libri, stoffe multicolori e artigianato, pesci di legno azzurri e bianchi; due di loro (enricu ed enricu primu), poi separati, saranno ricordo comune di un posto ricco di suggestione e di voglia di cambiare vita.
lasciamo il gavitello, all'uscita del golfo tre tursiopi mamme fanno scuola di nuoto a tre cuccioli, uno è piccolissimo. i delfini sono sempre bene auguranti ed emozionanti, seguire i movimenti lenti e i respiri del piccolo è alla soglia del commovente. silenzio e incanto.poi li lasciamo tranquilli. e prua verso calvì costeggiando tranquilli. spunta una spada affilata in un salto che lascia sbigottiti e incantati.
in rada, piove, il vento sembra volerci far passare una sera a vegliare sull'ancora. scendiamo a terra a turni. invece si apre. giro alla rocca, viette, negozietti e tanta gente. all'inizio del giorno un pesce lanterna di metallo (enricu secundu), rosso nonostante i tentennamenti cromatici, entra di diritto a far parte della ciurma.
ora illumina i ricordi dall'alto di una candida libreria, ma non prima di aver animato una notte festosa e danzante.
torniamo verso il dito,costa e spiaggia scura, acqua finalmente temperata, ritorno a saint florent; ancora all'ancora, i porti non ci accolgono ma meglio così. notte di festa, una frontale dalla luce rossa, un richiamo via radio, il pesce lanterna e play list sorprendente, un bagno di mezzanotte e il biancore del segno dell'abbronzatura sotto la luna crescente, le stelle che promettono, gin tonic, festa. poi sarà senso di ritorno, ma chi mai lo vorrebbe?
la mattina è aria inesistente e mare a fatica increspato, aprire le vele e solo esercizio di pazienza, sembra che la nostalgia ci voglia già frenare. ma bastia è li, ormai è tempo di riordinare idee e sapori, due passi al porto vecchio un po' trascinati. mattina, sole che arde e umido, negozio di ricambi e due gatti neri.
poi ci sono le docce del porto e un pranzo veloce, borsoni e saluti, un traghetto che fa da mondo di passaggio tra la vacanza e casa, tra mare e terra, accompagna anche l'umore, assopisce l'inevitabile mal di terra.

nelle orecchie in loop note sparse di vento d'estate, prugne ed altra frutta (ma questa sarebbe un'altra storia),
sapori di mare e di terra, dal tonno al porco passando per la birra e la castagna,
conti di mesi e giorni (ventiquattro mesi, "non è vero che il tempo migliora le cose", venti, due, otto giorni a settimana). negli occhi i colori, molti, dal blu al turchese, dal rosso a un arancione forsegiallonoarancione,
tra i capelli e sulla pelle il vento, il sale, un po' di fresco e il dorato del sole. 
profumi di rosato e vermentino, pomodorini e spezie,
nelle gambe e nell'equilibrio la bolina e l'ondeggiare ritmato della cena.
tutto il resto è vociare ballare ridere assopirsi mangiare navigare.
nessun senso è rimasto accantonato.
così si torna. è comunque un viaggio che non finirà mai.

dimenticavo... il nostro germoglio di menta è ancora in viaggio !

E adesso... avete trovato tutti gli animali?
uno scorpione, due orse, un dragone nel cielo stellato
una colomba, birra, legata alla pietra
un porco poveraccio ridotto a lonzu e patè bocciu
una tartaruga gonfiabile
un tot di tonni
pesce (branzini e pesce azzurro) e seppia per il palato
granchio sfuggente
un gabbiano commensale, occhiate e castagnole
willy coyote e gatto silvestro
cani, mucche, vitelli e pesci di legno
un po' di delfini di passaggio più tre femmine con piccoli
un pesce spada affilato
un pesce di metallo, decisamente rosso
due gatti neri dagli occhi verdi