Vai al contenuto

Carcano Mod. 91

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Carcano Mod. 91
“novantuno”[1]
Un fucile Carcano Mod. 91
Tipofucile d'ordinanza a otturatore girevole-scorrevole
OrigineItalia (bandiera) Italia
Impiego
Utilizzatorivedi qui
ConflittiGuerra di Abissinia
Guerra mahdista
Ribellione dei Boxer
Guerra di Libia
Prima guerra mondiale
Guerra d'Etiopia
Guerra civile spagnola
Seconda guerra mondiale
Guerra di continuazione
Prima guerra civile in Libia
Produzione
ProgettistaSalvatore Carcano
Data progettazione1891
Costruttorevedi qui
Date di produzione1892-1945
Entrata in servizio29 marzo 1892
Ritiro dal servizioanni ottanta nella Polizia di Stato
Numero prodotto3 milioni circa
Variantifucile
moschetto per cavalleria
moschetto per T.S.
moschetto per Moschettieri del Duce
moschetto per il Duca d'Aosta
moschetto per CC.RR.-Guardie del Re
Descrizione
Peso3,8 kg (scarico, senza baionetta)
Lunghezza1285 mm
Lunghezza canna780 mm
Rigaturadestrorsa progressiva a 4 righe
Calibro6,5 mm, 7,35 mm, 7,92 mm
Munizioni6,5 × 52 mm
7,35 × 51 mm
7,92 × 57 mm Mauser
6,5 × 50 mm Arisaka
6,5 × 54 mm Greco
Azionamentoretrocarica manuale, ripetizione ordinaria, a otturatore girevole-scorrevole
Cadenza di tiro15 colpi/minuto
Velocità alla volata700 ± 7 m/s
Tiro utile1000 m
Gittata massima3000 m
Alimentazioneserbatoio fisso interno da 6 colpi alimentato a pacchetti-caricatori da 6 colpi (sistema Mannlicher)
Organi di miraalzo a quadrante con alette da 300 a 2000 m con mirino anteriore fisso
Sviluppi successiviCarcano M38

Carcano Type I

Fonti riportate nell'articolo
voci di armi da fuoco presenti su Wikipedia

Il Carcano Mod. 91, noto all’estero anche come Mannlicher-Carcano e chiamato colloquialmente Il Novantuno, fu un fucile a otturatore girevole-scorrevole adottato dal Regio Esercito nel 1891 e impiegato come principale arma individuale italiana fino al termine della seconda guerra mondiale. Progettato dall’arsenale di Torino sotto la direzione di Salvatore Carcano, sostituì il Vetterli-Vitali Mod. 1870/87 introducendo il moderno calibro 6,5 × 52 mm Mannlicher-Carcano e un sistema di caricamento tramite lastrina en bloc derivato dai brevetti di Ferdinand Mannlicher.

Prodotto in numerose varianti, tra cui fucili lunghi, moschetti e carabine speciali, il Mod. 91 equipaggiò le forze armate italiane per oltre cinquant'anni prendendo parte alla guerra italo-turca, la prima guerra mondiale, la guerra civile spagnola e la seconda guerra mondiale, rimanendo in servizio anche nel dopoguerra presso reparti ausiliari e forze di polizia, finché non venne sostituito dall'M1 Garand.

Tecnica e specifiche

[modifica | modifica wikitesto]

Il Carcano Mod. 91 era un fucile a ripetizione manuale con otturatore girevole-scorrevole, progettato da Salvatore Carcano presso l’Arsenale di Torino. L’arma adottava un sistema di alimentazione tramite lastrina en bloc derivato dai brevetti di Ferdinand Mannlicher: il caricatore fisso integrale conteneva sei cartucce calibro 6,5 × 52 mm Mannlicher-Carcano inserite mediante una clip metallica che, una volta esaurite le munizioni, cadeva automaticamente attraverso un’apertura sul fondo del serbatoio.

Estratto da un manuale tedesco che esplica la struttura dell'otturatore e l'alimentazione del fucile Carcano mod. 91

L’otturatore era costituito da due tenoni anteriori di chiusura e da una robusta azione girevole-scorrevole derivata concettualmente dai sistemi Mauser contemporanei. Nel Mod. 91 originale la manetta d’armamento era diritta e sporgente lateralmente, mentre nelle varianti successive e nei moschetti vennero adottate configurazioni ripiegate verso il basso per migliorare ergonomia e maneggevolezza.

Il percussore armava in chiusura, caratteristica che contribuiva a mantenere relativamente fluida l’apertura dell’otturatore anche in condizioni operative difficili. La sicura era collocata posteriormente all’otturatore e consisteva in un pomello girevole da ruotare e arretrare manualmente.

Lastrina di alimentazione Carcano con sei colpi in calibro 6,5x52mm

Una delle caratteristiche distintive del Mod. 91 era l’impiego della cartuccia 6,5 × 52 mm, sviluppata per ottenere un rinculo moderato, buona precisione e trasportabilità delle munizioni. Il proiettile originale, a palla tonda da 10,5 grammi, raggiungeva una velocità iniziale di circa 700 m/s. Sebbene meno potente rispetto ad altre munizioni militari contemporanee come il 7,92 × 57 mm Mauser o il .303 British, il calibro italiano risultava controllabile nel tiro rapido e particolarmente adatto al fuoco a lunga distanza tipico della dottrina di fine Ottocento.

La canna impiegava una rigatura progressiva, con passo variabile dalla culatta alla volata, introdotta per migliorare stabilità e precisione del proiettile riducendo al contempo l’usura interna. Tale soluzione, insolita per l’epoca, rese però più complessa la produzione industriale delle canne e causò in seguito difficoltà nella realizzazione di munizionamento perfettamente standardizzato.

Il Mod. 91 originale disponeva di una canna lunga 780 mm e di una lunghezza complessiva di circa 1.280 mm, con peso scarico attorno ai 3,8–3,9 kg. Le mire erano costituite da un mirino fisso anteriore e da una tacca di mira posteriore regolabile a cursore, graduata fino a 2.000 metri secondo le concezioni balistiche dell’epoca. Il fucile era inoltre dotato di baionetta ripiegabile o amovibile a seconda delle varianti.

Durante la propria vita operativa il sistema Carcano venne prodotto in numerose versioni, comprendenti fucili lunghi per la fanteria, moschetti da cavalleria con baionetta ripiegabile e carabine per truppe speciali. Negli anni Trenta alcune versioni furono adattate al calibro 7,35 × 51 mm Carcano nel tentativo di migliorare le prestazioni terminali dell’arma, ma lo scoppio della seconda guerra mondiale portò al ritorno del più diffuso 6,5 mm per ragioni logistiche e produttive.

Negli anni ottanta del XIX secolo l’introduzione della polvere infume rivoluzionò la progettazione delle armi portatili militari europee. La scoperta della Poudre B da parte del chimico francese Paul Vieille nel 1884 rese infatti possibile l’impiego di cartucce di piccolo calibro ad alta velocità iniziale, progressivamente destinate a sostituire le precedenti munizioni a polvere nera, oltre a rendere praticamente obsolete tutte le armi allora in dotazione alle potenze europee.

All’epoca il Regio Esercito italiano era equipaggiato principalmente con i fucili Vetterli-Vitali Mod. 1870/87 nel calibro 10,35 × 47 mm R, ormai considerati superati rispetto ai nuovi sistemi adottati dalle principali potenze europee. L’introduzione dello Steyr-Mannlicher M1888 austro-ungarico e del Gewehr 88 tedesco, entrambe potenze alleate dell'Italia nella Triplice Alleanza, convinse anche i vertici militari italiani della necessità di adottare un’arma moderna camerata per una munizione di minor calibro.

Dopo una serie di studi ed esperimenti, la Commissione delle Armi Portatili della Scuola di Tiro di Fanteria di Parma optò per una cartuccia calibro 6,5 mm, ritenuta un compromesso efficace tra precisione, controllabilità e peso delle munizioni trasportate dal soldato. La scelta era influenzata anche dalle esigenze logistiche delle guerre coloniali, nelle quali il rifornimento di munizioni risultava spesso difficoltoso.

Salvatore Carcano, già ideatore del Carcano mod. 67 e progettista del fucile che porterà il suo nome

Nel corso delle prove comparative furono esaminati diversi sistemi di chiusura e alimentazione, sia di progettazione nazionale sia estera. Il progetto infine selezionato venne sviluppato da Salvatore Carcano, il quale aveva già lavorato alla progettazione del Carcano mod. 67 più di vent'anni prima, presso la Regia Fabbrica d’Armi di Torino, con la collaborazione del generale Parravicino dell’arsenale di Terni. Il nuovo fucile combinava un otturatore girevole-scorrevole derivato dai sistemi Mauser con un caricatore a lastrina en bloc di tipo Mannlicher.

Durante lo sviluppo emersero anche problemi relativi all’usura delle canne causata dai nuovi propellenti infumi. Per ridurre tali inconvenienti venne introdotta una rigatura progressiva, soluzione allora innovativa che prevedeva una variazione del passo della rigatura lungo la canna. La progettazione di questo sistema viene generalmente attribuita al maggiore Pietro Galelli.

Il Fucile Mod. 91 venne adottato ufficialmente dal Regio Esercito il 29 marzo 1892. Camerato per la cartuccia 6,5 × 52 mm Mannlicher-Carcano, rappresentò il primo moderno fucile di piccolo calibro delle forze armate italiane.

Nei primi anni di servizio furono sperimentati differenti propellenti, tra cui la balistite, successivamente sostituita dalla solenite nel 1896 a causa di problemi di erosione delle canne e instabilità alle alte temperature. Il sistema Mod. 91 fu in seguito declinato in numerose varianti comprendenti fucili lunghi, moschetti da cavalleria e carabine per truppe speciali.

L'arma non prese parte alla sfortunata campagna di Etiopia del 1896, in quanto la produzione non aveva ancora raggiunto volumi sufficienti per riequipaggiare integralmente tutti i reparti del Regio Esercito. Di conseguenza la maggior parte dei reparti italiani, sia coloniali che metropolitani, che presero parte alla campagna (compresa la sfortunata Battaglia di Adua) era ancora armata nella stragrande maggioranza dei casi con i vecchi fucili Vetterli-Vitali Mod. 1870/87.

Impiego operativo

[modifica | modifica wikitesto]

La Guerra Italo-Turca e la Prima Guerra Mondiale

[modifica | modifica wikitesto]

Una volta che la produzione entrò a regime, il Carcano mod. 91 equipaggiò le truppe del Regio Esercito in tutti i conflitti a cui prese parte dalla fine del XIX secolo alla prima metà del XX. Il primo impiego fu durante la Ribellione dei Boxer, durante la quale equipaggiò sia i soldati italiani impegnati nella difesa delle Legazioni che i contingenti che presero parte alla marcia verso Pechino della forza multinazionale composta da truppe inglesi, tedesche, francesi, russe, giapponesi, statunitensi e austro-ungariche, anche se in questo caso convisse ancora con il Vetterli-Vitali, visto che non era ancora stato standardizzato l'armamento.

Bersaglieri italiani in Libia durante l'avanzata di Sidi Messri

Il fucile trovò poi un impiego ben più esteso durante la Guerra italo-turca durante la quale equipaggiò le forze italiane impegnate in Libia e nel Dodecaneso. In questo contesto il sistema si confrontò con combattimenti in ambiente desertico e semi-desertico, caratterizzati da elevata polvere, lunghe distanze di ingaggio e difficoltà logistiche, confermando nel complesso una buona robustezza operativa pur con i limiti intrinseci del calibro 6,5 mm in termini di effetto terminale.

In tale contesto desertico ebbe anche modo di venire testata una delle poche versioni automatiche del fucile, il Carcano Genovesi-Revelli Modello 1908, in circa 150 esemplari, ma i risultati furono disastrosi e l'arma si dimostrò inadatta all'uso efficace in ambiente libico. Questo giudizio negativo sull'arma influenzò anche il successivo implemento di altri Carcano di questi tipo, che nonostante i 6.000 esemplari ordinati non videro altro impiego attivo sul campo.[2]

Soldati italiani sul fronte del Carso nel 1916, tutti armati con il Fucile Carcano mod. 91

Durante la Prima guerra mondiale, il Carcano Modello 91 costituì l’arma individuale standard del Regio Esercito, che aveva ormai quasi completato l’armonizzazione dell’armamento dei reparti di prima linea. Nonostante ciò, il precedente Vetterli-Vitali Mod. 1870/87/16, ricalibrato per la cartuccia 6,5 × 52 mm, continuò a essere impiegato da reparti territoriali, unità di seconda linea, servizi logistici e formazioni ausiliarie, soprattutto nei primi anni del conflitto, a causa dell’enorme fabbisogno di armi generato dalla mobilitazione di massa.

Il conflitto segnò il primo impiego su larga scala del sistema Mod. 91 in tutte le sue principali varianti: il fucile lungo per la fanteria, i moschetti da cavalleria e per truppe speciali, nonché le versioni destinate ad artiglieria, genio e reparti alpini. Le caratteristiche del fucile riflettevano ancora concezioni ottocentesche di tiro disciplinato e a lunga distanza, ma il combattimento in trincea impose nuove esigenze operative, privilegiando rapidità di fuoco, maneggevolezza e semplicità d’impiego in ambienti ristretti. In questo contesto, i moschetti Mod. 91 si dimostrarono spesso più pratici del lungo fucile da fanteria nei combattimenti ravvicinati e nelle azioni d’assalto.

Alpini Italiani impegnati sul fronte delle Alpi contro gli austriaci

Le condizioni estreme del fronte alpino e carsico — fango, neve, gelo, polvere e pioggia — sottoposero il sistema a un impiego particolarmente gravoso. Il Carcano si dimostrò generalmente robusto, affidabile e relativamente semplice da mantenere, qualità apprezzate dai soldati italiani, anche se emersero alcune criticità. Il sistema di alimentazione a lastrina Mannlicher, pur rapido da ricaricare, risultava sensibile allo sporco accumulato nel serbatoio e poteva causare inceppamenti in caso di deformazione delle lastrine o di scarsa manutenzione. Furono inoltre mosse critiche alla cartuccia 6,5 × 52 mm, giudicata da parte di ufficiali e combattenti meno efficace nel tiro d’arresto rispetto ai calibri più potenti adottati da altri eserciti europei, pur garantendo rinculo moderato, buona precisione e facilità di controllo nel tiro rapido.

Durante il conflitto furono avviate anche sperimentazioni e modifiche destinate a migliorare l’impiego dell’arma, comprese versioni per tiratori scelti dotate di ottiche e adattamenti per il lancio di bombe da fucile. L’esperienza maturata nelle trincee influenzò profondamente l’evoluzione successiva della famiglia Carcano e contribuì alle riflessioni che avrebbero portato, negli anni successivi, allo sviluppo di nuove varianti più corte e maneggevoli.

Gli studi per la modernizzazione negli anni '20 e '30

[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del conflitto l'arma rimase in servizio, ma tra gli anni '20 e '30 il sistema venne progressivamente aggiornato attraverso nuove varianti e semplificazioni produttive, come l'aggiornamento nel Modello 91/24, che andò a sostituire il Carcano Truppe Speciali (la cui produzione cessò nel 1919) e l'introduzione del tromboncino lanciagranate con il mod.28. Parallelamente a ciò, va detto che i vertici militari italiani, analogalmente ad altre potenze europee, si erano resi conto che ormai la tecnologia delle armi individuali si stava orientando verso l'adozione di fucili semi-automatici: negli anni '30 si ebbe dunque una sperimentazione di vari sistemi di produzione nazionale, tra i quali vanno ricordati lo Scotti X, il Breda Mod. 1935 GP e l'Armaguerra mod. 39, quest'ultimo ufficialmente adottato ma mai prodotto in numeri sufficienti a causa delle contingenze belliche.

Tuttavia nonostante ciò, la struttura del Regio Esercito era ancora ampiamente basata su grandi masse di coscritti, ragion per cui i fucili a ripetizione manuale erano ancora considerati una soluzione efficiente sul piano logistico e produttivo. In questo contesto venne quindi posto allo studio un programma di modernizzazione del sistema mod. 91, volto a risolverne le principali limitazioni e adeguarlo alle esigenze della guerra moderna.

Si giunse così allo sviluppo del Carcano Mod. 38 in calibro 7,35 × 51 mm, concepito come evoluzione del sistema e caratterizzato da modifiche ergonomiche e balistiche, tra cui l’adozione di un calibro con maggior potere d'arresto e organi di mira migliorati.

L’adozione del nuovo modello coincise tuttavia con lo scoppio della seconda guerra mondiale, impedendo la completa sostituzione del precedente sistema.

I conflitti degli anni '30 e la Seconda Guerra Mondiale

[modifica | modifica wikitesto]
Camicie Nere presentano le armi dopo la conquista di Dire Dawa durante la Guerra d'Etiopia
Una scena dal film Lo Squadrone Bianco del 1936, al film presero parte come comparse veri soldati dei reparti meharisti e come si vede sono armati con il Carcano 91

Sebbene fossero allo studio delle migliorie per l'arma e l'adozione di nuove armi, le truppe italiane affrontarono i conflitti del periodo interbellico essenzialmente con lo stesso fucile con il quale avevano combattuto durante il Primo Conflitto Mondiale. Infatti sia durante la Riconquista della Libia che durante la Guerra d'Etiopia, l'arma standard della fanteria italiana e delle truppe della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale rimase il Carcano mod. 91, sia nel modello fucile lungo da fanteria che nei modelli da cavalleria che per Truppe Speciali, dimostrando comunque ancora una volta la propria robustezza e affidabilità.

Nella seconda metà degli anni '30 il Carcano trovò impiego durante la Guerra Civile Spagnola, nel corso della quale armò sia il Corpo Truppe Volontarie italiano che combatteva al fianco dei nazionalisti, sia come fornitura bellica dell'Italia alle truppe di Franco che ricevettero migliaia di fucili. Alla fine del '39, durante la Guerra d'Inverno tra Unione Sovietica e Finlandia, quest'ultima ricevette dall'Italia forniture belliche comprendenti ben 94.500 fucili Carcano Mod. 38 in 7,35x51mm, anche se arrivarono troppo tardi per prendere parte al conflitto ed entrarono in servizio durante la Guerra di Continuazione, sebbene vedessero un uso limitato a causa della differenza di munizionamento con il 7,62x54mm, che era lo standard delle forze armate finniche.

Soldati italiani durante la Seconda Guerra Mondiale, si può notare in primo piano il Carcano Modello 91/41

Al momento dell'entrata in guerra il 10 Giugno 1940, l'arma standard delle forze armate italiane risultava essere ancora il Carcano mod. 91 in calibro 6,5x52mm, anche perché l'imminenza del conflitto aveva imposto una brusca interruzione al programma di ammodernamento, che avrebbe previsto l'adozione della nuova cartuccia in 7,35x51mm e del fucile semiautomatico Armaguerra mod. 39 da affiancare al Carcano mod. 38 come armi standard della fanteria. La necessità di armare in maniera rapida ed economica le truppe, spinse i vertici militari a puntare sull'"usato sicuro" del vecchio moschetto, tanto che nel 1941 venne adotatto come nuovo fucile standard il Modello 91/41 che in sostanza rappresentava un ritorno al passato rispetto al progetto del mod. 38 (era appena 8cm più corto rispetto all'originale mod. 91 di 50 anni prima), ma permetteva di sfruttare una logistica e un sistema produttivo già consolidati.

Una pattuglia di fanti italiani si appresta ad uscire dalle trincee ad El Alamein nel 1942, si noti il fatto che sono armati del Mod. 91 per cavalleria.

Dal 1940 al 1943 il sistema Carcano Mod. 91 fu la principale arma individuale, accompagnando le truppe del Regio Esercito su tutti i fronti della seconda guerra mondiale dove furono impegnate, operando accanto ai fucili mitragliatori Breda Mod. 30 e ai più moderni moschetti automatici Beretta MAB 38.

Le differenti condizioni ambientali dei vari teatri - dal clima desertico della Libia e dell’Egitto, caratterizzato da sabbia, calore e problemi di manutenzione, fino alle temperature estreme e al gelo delle steppe sovietiche - misero duramente alla prova l'arma ma, nonostante l’origine progettuale risalente a cinquant'anni prima, il Carcano dimostrò nel complesso una buona affidabilità meccanica anche in condizioni operative severe grazie alla sua rusticità e semplicità della sua costruzione.

Nel teatro greco-balcanico il sistema fu largamente utilizzato nelle operazioni antipartigiane e nei combattimenti in ambiente montuoso, mentre sul fronte orientale accompagnò le truppe italiane nel corso della campagna di Russia, venendo impiegato sia dalle divisioni di fanteria sia dai reparti alpini dell’ARMIR nelle dure condizioni climatiche delle steppe sovietiche.

Soldati italiani della Repubblica Sociale Italiana in combattimento, si può osservare come l'operatore in primo piano utilizzi un fucile Carcano, probabilmente un modello 91/24 o 91/38

A seguito dell’Armistizio di Cassibile del 1943 le truppe tedesche lanciarono l'Operazione Achse, durante la quale procedettero all'occupazione del territorio italiano ancora non occupato dagli alleati e, oltre a centinaia di migliaia di prigionieri, catturarono oltre un milione di fucili Carcano Mod. 91 nelle sue varie versioni, sia considerando quelli che vennero sequestrati ancora nei magazzini, sia quelli presi ai reparti italiani arresisi, per non parlare di quei reparti che decisero di continuare la guerra al fianco dei tedeschi e portarono con sé le proprie armi. A seguito della proclamazione della Repubblica Sociale Italiana sotto la guida di Mussolini, liberato dalla sua detenzione a Campo Imperatore, i Tedeschi consegnarono centinaia di migliaia di fucili alle autorità della Repubblica per armare i reparti del nascente Esercito Repubblicano, oltre che delle Brigate Nere e altri reparti ausiliari fascisti come le SS Italiane. Inoltre le fabbriche sotto controllo tedesco continuarono a produrre fucili Carcano fino alla fine della guerra, anche se di qualità e con finiture sensibilmente inferiori rispetto all'inizio delle ostilità.

Un distaccamento della Volkssturm in parata visto di spalle, si può notare come i membri della milizia siano armati con il Carcano 91 da Cavalleria
Elementi della polizia militare tedesca armati di Carcano mod. 91 durante un servizio di pattugliamento in Jugoslavia

Comunque decine di migliaia di Carcano furono reimmesse in servizio anche dalla Wehrmacht, la quale, con il deterioramento della situazione militare su vari fronti, aveva la necessità di armare soprattutto le unità territoriali e degli ausiliari, così da destinare gli armamenti migliori e più moderni alle truppe impegnate al fronte. Molti di queste armi andarono ad armare i reparti della Ordnungspolizei e Feldgendarmerie, oltre alla milizia del Volkssturm; ci furono addirittura delle modifiche del Carcano 91 operate dagli arsenali tedeschi nell'ultimo periodo della guerra per convertire l'arma dal calibro 6,5 mm al 7,92mm e semplificare così la logistica, anche se si trattò di una produzione sperimentale e limitata, tanto che la stragrande maggioranza dei reparti della Volkssturm che ricevettero i Carcano furono armati con i normali modelli in 6,5mm.

Anche le formazioni partigiane italiane annoverarono il mod. 91 tra le loro armi, anche se in genere preferivano utilizzare mitra.

Il dopoguerra e la fine del servizio

[modifica | modifica wikitesto]
Agenti della Celere negli anni '50, il Carcano mod. 91 (nella versione cavalleria e il tromboncino lanciagranate M28) rimase a lungo in servizio presso i reparti mobili della Polizia di Stato impegnati nella gestione dell'ordine pubblico

Nel secondo dopoguerra il fucile Carcano fu gradualmente radiato dal servizio nell'Esercito, rimanendo principalmente come arma di addestramento delle reclute, mentre per alcuni anni rimase in servizio attivo presso l’Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato. I reparti della Celere continuarono a utilizzare soprattutto i Moschetti Mod. 91 da Cavalleria e per Truppe Speciali nelle attività di ordine pubblico e addestramento fino alla loro progressiva sostituzione con le carabine statunitensi M1 e M2, con i moschetti automatici Beretta della serie MAB 38 (principalmente MAB 38/49 e MAB 38/57) e, successivamente, con il Beretta M12, quando il Carcano venne definitivamente radiato.

A cavallo tra gli Anni 70 e gli Anni 80, durante quelli che in Italia vengono ricordati come i cosiddetti Anni di Piombo, si diffuse tra le autorità il timore che le varie organizzazioni terroristiche di destra o di sinistra potessero procurarsi armi assaltando i depositi militari (episodi che erano effettivamente accaduti sia in Francia che in Germania e in altre parti del mondo), ragion per cui il Ministero dell'Interno e della Difesa disposero in ottica preventiva la distruzione e la disattivazione di migliaia di fucili Carcano ancora custoditi negli arsenali militari e della Polizia di Stato, onde evitare che potessero cadere nelle mani di organizzazioni eversive.

Esemplari residuati del periodo coloniale ricomparvero anche in conflitti successivi, tra cui la guerra civile libica del 2011. Un episodio rimasto celebre nella memoria del contingente italiano durante la Missione Ibis I che avvenne a Mogadiscio nel 1992, fu quando un anziano ascaro somalo noto come Scirè si presentò all'ambasciata italiana chiedendo di "riprendere servizio" al fianco delle truppe italiane tornate nel paese nell'ambito della missione internazionale Restore Hope. L'uomo, che aveva servito nelle truppe coloniali italiane durante la Seconda guerra mondiale, portava ancora con sé il proprio Moschetto Modello 91/38 cavalleria perfettamente conservato e funzionante. Secondo diverse testimonianze, il moschetto venne mantenuto dall'ascaro per tutta la durata della missione, divenendo un simbolo del legame storico tra gli ascari eritrei e somali e le forze armate italiane.

L'assassinio di Kennedy

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Fucile dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy.
Il moschetto Mod. 91/38 con il quale Oswald uccise il presidente. L'arma (matricola C2766) è conservata nel National Archives and Records Administration Building nel Maryland

Il fucile Carcano Mod. 91 modificato da Boragine e Capaldo è stato anche protagonista di un evento storico, l'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, avvenuto il 22 novembre 1963 a Dallas nel Texas: in quell'occasione, l'attentatore Lee Harvey Oswald uccise John Kennedy, presidente degli Stati Uniti d'America con un Fucile Mod. 91/38 dotato di ottica civile giapponese 4x18.[3]

Questa curiosità è stata citata nel film Full Metal Jacket di Stanley Kubrick, durante un discorso del sergente istruttore Hartman ai cadetti in cui elogiava l'abilità di Lee Harvey Oswald nell'utilizzo di un'arma tanto antiquata, a confronto coi moderni M16 da poco adottati dalle forze armate statunitensi: l'abilità di Oswald, secondo il sergente, derivava proprio dall'addestramento militare ricevuto nel Corpo dei Marines.

Valutazione tecnica

[modifica | modifica wikitesto]
Vari Modelli del fucile Carcano ad un'esposizione

Il sistema Carcano Mod. 91 fu concepito secondo i criteri delle armi militari di fine XIX secolo, con l’obiettivo di coniugare semplicità costruttiva, affidabilità e riduzione del peso del munizionamento individuale. L’adozione della cartuccia 6,5 × 52 mm rispondeva alla dottrina del periodo, che privilegiava il tiro a distanze medio-lunghe e la possibilità per il singolo fante di trasportare un elevato quantitativo di munizioni.

Dal punto di vista meccanico, l’azione a otturatore girevole-scorrevole risultava robusta e relativamente semplice da produrre, mentre il sistema di alimentazione a lastrina en bloc garantiva una buona cadenza di tiro per un’arma a ripetizione manuale. Tale soluzione presentava tuttavia anche limiti strutturali, in particolare la dipendenza da un caricamento specifico e l’impossibilità di riutilizzo delle clip, fattore che influiva sulla logistica di rifornimento.

Munizioni Carcano, quella a destra è una versione commerciale mentre quella a sinistra è surplus militare con ogiva in cupro-nichel

Il calibro 6,5 mm, pur offrendo rinculo contenuto, buona precisione e controllabilità, fu oggetto di critiche già nel corso del primo conflitto mondiale per il potere d’arresto ritenuto inferiore rispetto ai calibri adottati da altre potenze europee. A tali valutazioni contribuirono anche le caratteristiche della munizione originale da 6,5×52 mm, che impiegava inizialmente un proiettile a testa tonda anziché un’ogiva aerodinamica di tipo spitzer, ormai sempre più diffusa negli eserciti europei.

Tali osservazioni riflettevano inoltre l’evoluzione della guerra moderna verso il combattimento ravvicinato e il crescente impiego di armi automatiche, fattori che riducevano il vantaggio teorico del tiro a lunga distanza su cui si basava la dottrina originaria. Alcuni storici delle armi leggere hanno inoltre osservato come la scelta italiana di adottare già nel XIX secolo un calibro relativamente ridotto anticipasse, almeno in parte, la successiva tendenza verso munizionamenti più leggeri e controllabili, affermatasi nel secondo dopoguerra con l’introduzione di cartucce intermedie e di piccolo calibro come il 5,56×45 mm NATO.

Un elemento tecnico distintivo fu la rigatura progressiva della canna, soluzione innovativa per l’epoca che contribuiva a migliorare la stabilità del proiettile e a ridurre l’usura interna, ma che comportava una maggiore complessità produttiva e difficoltà di standardizzazione industriale.

Nel complesso, il sistema Carcano si dimostrò affidabile e adeguato alle esigenze operative del Regio Esercito per diversi decenni, pur evidenziando progressivamente limiti in termini di ergonomia, modularità e prestazioni rispetto ai sistemi sviluppati tra le due guerre mondiali.

La critica secondo cui il Regio Esercito sarebbe entrato nel secondo conflitto mondiale equipaggiato con un “fucile obsoleto” va inquadrata nel più ampio contesto internazionale dell’epoca: infatti al momento dello scoppio della guerra, la stragrande maggioranza delle principali potenze militari utilizzava ancora come arma individuale standard fucili ad otturatore manuale derivati da progetti concepiti tra la fine del XIX e i primi anni del XX secolo. Tra questi figuravano il Lee-Enfield britannico, il Mosin-Nagant sovietico, il Karabiner 98k tedesco e gli Arisaka giapponesi, per non parlare del Mannlicher M95 in dotazione alla Grecia, al Regno d'Ungheria e alla Romania e il Krag-Jorgensen danese. tutti evoluzioni di sistemi già esistenti da decenni. Un’eccezione significativa era rappresentata dagli Stati Uniti, che avevano introdotto il M1 Garand come fucile semiautomatico standard, sebbene la sua piena diffusione operativa avvenisse progressivamente solo negli anni del conflitto, tanto che nel 1940 il fucile più diffuso tra le forze armate USA risultava essere ancora lo Springfield M1903. In questo quadro, il Carcano Mod. 91 si inseriva dunque in una tendenza generale che vedeva ancora largamente dominante il fucile a ripetizione manuale come arma individuale della fanteria.

Nel secondo dopoguerra, in particolare nell’ambito del surplus civile statunitense, il Carcano fu talvolta oggetto di valutazioni critiche in termini di precisione e sicurezza d’impiego. Tale percezione risultò in larga parte influenzata dall’utilizzo di munizionamento non conforme alle specifiche del 6,5 × 52 mm o da ricariche manuali eseguite con dosi errate di polvere, oltre che dallo stato conservativo variabile degli esemplari ex-militari e dalla qualità disomogenea delle munizioni disponibili sul mercato civile. Nel contesto militare originale, invece, il sistema aveva generalmente mostrato prestazioni coerenti con gli standard progettuali dell’epoca.

Modelli e varianti

[modifica | modifica wikitesto]
  • Fucile Carcano mod. 91
    Fucile Modello 91 Versione originale adottata ufficialmente nel 1891 come arma standard del Regio Esercito. Camerato per la cartuccia 6,5 × 52 mm Mannlicher-Carcano, era caratterizzato da canna lunga, otturatore girevole-scorrevole e alimentazione a lastrina en bloc. Rappresentò il principale fucile italiano dalla fine del XIX secolo sino alla seconda guerra mondiale.
  • Carcano M91/24
    Fucile Modello 91/24 Variante sviluppata nel periodo interbellico mediante la conversione di precedenti Mod. 91. Il fucile veniva accorciato per migliorarne la maneggevolezza e ridurre costi produttivi e logistici riutilizzando i Carcano mod. 91 usurati di cui erano pieni i magazzini a fine della guerra. Pur mantenendo l’impostazione meccanica originale del Mod. 91, presentava dimensioni più contenute e risultava più adatto alle esigenze operative moderne rispetto al lungo fucile ottocentesco.
  • Il Carcano mod. 38 con la sua baionetta
    Fucile Modello 38 Evoluzione del sistema sviluppata alla fine degli anni trenta nell’ambito del programma di modernizzazione dell’armamento individuale italiano. Camerato per il nuovo calibro 7,35 × 51 mm, introduceva un’arma più corta e maneggevole, con organi di mira semplificati e modifiche ergonomiche destinate a migliorare l’efficacia nel combattimento moderno, come la manetta di armamento ripiegata anziché dritta. Altra particolarità era la baionetta pugnale M38 (vedi sezione dedicata), caratterizzata dal fatto di essere ripiegabile e che venne adottata anche per il Beretta MAB 38A. Rappresentò il tentativo più avanzato di evoluzione del sistema Carcano prima dello scoppio della seconda guerra mondiale e da alcuni esperti viene considerato uno dei migliori fucili a ripetizione manuale per la fanteria mai ideati.[4]
  • Fucile Modello 91/38 Variante derivata dal Mod. 38 ma riconvertita al tradizionale calibro 6,5 × 52 mm a causa delle difficoltà logistiche e produttive emerse con il 7,35 mm durante i primi anni della guerra. Pur mantenendo buona parte delle modifiche ergonomiche introdotte con il Mod. 38, segnò il ritorno alla cartuccia storica del sistema Carcano.
  • Fucile Modello 91/41 Versione lunga adottata nel 1941 per semplificare e accelerare la produzione bellica sfruttando linee industriali e attrezzature già esistenti. Pur incorporando alcuni elementi derivati dalle produzioni più recenti, riprendeva l’impostazione generale del Mod. 91 originale, con le uniche differenze sostanziali di essere appena 8 cm più corto rispetto al predecessore e l'aggiunta di un diverso attacco per la cinghia. È generalmente considerato una soluzione di emergenza e un regresso tecnico rispetto al più moderno Mod. 38, privilegiando semplicità produttiva e standardizzazione logistica rispetto alle migliorie ergonomiche introdotte negli anni trenta.[5]

Moschetti e carabine

[modifica | modifica wikitesto]
  • Carcano mod. 91 da Cavalleria con la caratteristica baionetta ripiegabile
    Moschetto Modello 91 da Cavalleria Variante corta destinata ai reparti montati, era caratterizzata dalla presenza di una baionetta ripiegabile permanentemente integrata nell’arma, mentre l'attacco della cinghia venne spostato da sotto il caclio al lato, permettendo così un trasporto più agile a tracolla. Più compatto del fucile standard, nonostante il nome l'arma non venne limitata ai soli reparti di cavalleria, ma venne destinata anche ad altri reparti come i Bersaglieri, i Carabinieri, i paracadutisti e truppe d'assalto.
  • Moschetto Modello 91 per Truppe Speciali (T.S.) Versione destinata a truppe non di prima linea come artiglieria, genio, mitraglieri e servizi logistici. Manteneva la struttura generale del moschetto da cavalleria ma era privo della baionetta ripiegabile integrata.
  • Illustrazione da manuale di Moschetto M38
    Moschetto Modello 38 Variante corta derivata dal programma di modernizzazione degli anni trenta. Prodotta inizialmente in calibro 7,35 × 51 mm e successivamente anche in 6,5 × 52 mm, rappresentava una configurazione più moderna e maneggevole rispetto ai precedenti moschetti del sistema Mod. 91.

Varianti speciali

[modifica | modifica wikitesto]
  • Versioni da tiratore scelto Nel corso delle due guerre mondiali furono realizzati quantitativi relativamente limitati di Carcano equipaggiati con ottiche telescopiche per impiego da tiratore scelto, generalmente ottenuti selezionando esemplari particolarmente accurati. A differenza di altre potenze dell’epoca, come Germania o Unione Sovietica, il Regio Esercito non sviluppò tuttavia una dottrina del tiro di precisione particolarmente avanzata o estesa, ragion per cui tali versioni rimasero numericamente contenute e furono impiegate soprattutto in maniera specialistica o sperimentale.
  • Tromboncino lanciagranate Mod. 28 Dispositivo applicabile ai moschetti del sistema Carcano per il lancio di granate da fucile. Fu impiegato sia nel periodo interbellico che durante la seconda guerra mondiale, ma nel Dopoguerra rimase in servizio nella Polizia di Stato fino agli anni '80 ed utilizzato in operazioni per il mantenimento dell'ordine pubblico
  • Varianti per Guardia d'Onore
    • Foto di alcuni militi dei Moschettieri del Duce, si possono notare i moschetti Carcano
      Moschetto Modello 91 per i Moschettieri del Duce Variante cerimoniale derivata dal Moschetto Mod. 91 destinata al reparto dei Moschettieri del Duce della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, il cui compito era quello di guardia d'onore e garantire la sicurezza del Duce a Palazzo Venezia. Rispetto ai modelli ordinari di servizio presentava caratteristiche estetiche distintive, tra cui i legni verniciati di nero e le parti metalliche argentate, conferendo all’arma un aspetto fortemente scenografico e cerimoniale.
    • Moschetto Modello 91 per la Guardia del Re Versione speciale destinata ai reparti dei Corazzieri del Re, impiegata principalmente in servizi di rappresentanza e guardia d’onore presso il Quirinale e della sicurezza del Re durante le cerimonie e gli eventi. Gli esemplari destinati a tali reparti erano caratterizzati da qualità costruttiva particolarmente elevata e dalla presenza di decorazioni e fregi intarsiati in oro.
    • Moschetto Modello 91 per la Guardia del Viceré d’Etiopia Variante cerimoniale destinata ai reparti di guardia del Viceré nell’Africa Orientale Italiana il Duca Amedeo d'Aosta. Analogamente ai modelli dei Corazzieri Reali, tali armi erano realizzate con finiture particolarmente curate e presentavano decorazioni dorate e dettagli ornamentali destinati a sottolinearne il ruolo rappresentativo all’interno dell’amministrazione coloniale italiana

Sciabola-baionetta Mod. 1891

[modifica | modifica wikitesto]
Sciabola Baionetta per Carcano mod. 91

La sciabola-baionetta per Fucile Mod. 91 è una lama d'acciaio lunga 30 cm, con filo e controfilo e sguscio a profilo rettangolare su entrambi i lati. La guardia è a crociera, larga 9 cm, con un braccio terminante in un pomello sferico, mentre l'altro braccio presenta all'estremità un anello di 1,8 cm di diametro esterno ed 1,3 di diametro interno che impegna la volata quando la baionetta è inastata. L'impugnatura ha guancette lisce, in legno, fissate da due rivetti. Il pomolo presenta una scanalatura longitudinale a T lunga 3,5 cm, che funge da guida per il fermo della baionetta posto sotto al bocchino del fucile, ed il piolo trasversale a molla di blocco. Per liberare la baionetta si agisce su un pulsante sul lato destro del pomolo dell'impugnatura, che spinge fuori dalla scanalatura l'estremità del piolo, permettendo così di sfilare anteriormente la baionetta[6]. L'arma in totale misura 41 cm e non subì sostanziali modifiche nella sua carriera, fermo restando le lievi differenze di rifinitura e materiali contingenti. Sulla base della lama è solitamente presente il nome della fabbrica, mentre sulla crociera è punzonata la matricola e l'anno di produzione.

Durante la Grande Guerra vennero prodotte delle baionette "Ersatz", ovvero semplificate per economizzare materie prime e velocizzare la produzione. Queste potevano essere completamente metalliche, fuse in un sol pezzo, oppure formate da un manico metallico tubolare sul quale erano innestate lame di recupero dei vecchi fucili Vetterli.

Il fodero è derivato da quello per la sciabola-baionetta del fucile Vetterli-Vitali Mod. 1870/87. È stato prodotto in quattro versioni: due in cuoio con finimenti rispettivamente in ottone o in ferro; due metallici, rispettivamente con tre nervature di rinforzo e senza nervature. La cappa, in ottone o ferro, presenta un gancio avvitato, che va ad incastrarsi nell'apposita asola della taschetta portabaionetta. La parte tubolare, in cuoio o metallo, termina con un puntale metallico a cresta fissato da due coppiglie.

Sciabola-baionetta Mod. 1891 da Moschetto per Truppe Speciali

[modifica | modifica wikitesto]

Introdotta nel 1897, è chiamata anche Baionetta Modello 1891/97 ed è una variante della precedente baionetta per Fucile. Lama, guardia ed impugnatura sono identiche al Mod. 1891, mentre la differenza sostanziale sta nel sistema di bloccaggio al bocchino. La scanalatura a T è trasversale rispetto al manico ed il piolo di bloccaggio disposto longitudinalmente, con il pulsante tondeggiante che sporge dalla testa del pomolo. Per innestare la baionetta quindi si impegna con l'anello dell'elsa la volata della canna, poi la si ruota verso sinistra fino ad incontrare il fermo. I foderi sono gli stessi del Mod. 1891.

Baionetta per Moschetto Mod. 91 Cavalleria

[modifica | modifica wikitesto]

Il Moschetto Mod. 91 detto "per cavalleria" era munito di baionetta a spiedo inamovibile e ripiegabile, incernierata su una braca fissata alla volata. La lama, a sezione a T, ha i tre fili smussati ed è progettata per la sola azione di punta. Essa ha due posizioni obbligate, ripiegata ed estesa; quando ripiegata all'indietro è alloggiata in un apposito canale nel fusto della cassa. Il primo sistema di bloccaggio era costituito da un ritegno a molla che si incastrava in due apposite tacche sulla braga, una davanti ed una dietro, che bloccavano la baionetta rispettivamente in posizione estesa e ripiegata. Nel 1916 venne adottato un sistema di sgancio a Leva, poi sostituito nel 1936 da un sistema di sgancio a Bottone[7], che sarà mantenuto anche sulla versione Moschetto del Carcano Mod. 38 e Carcano Mod. 91/38.

Pugnale-Baionetta Mod. 1938

[modifica | modifica wikitesto]
Pugnale-Baionetta Carcano mod. 38

Prodotta per il Carcano Mod. 38 versione Fucile e mantenuta sul Mod. 91/38 in calibro 6,5 mm, si tratta di una innovativa baionetta a serramanico. L'impugnatura, con guancette in legno, ha un'elsa con un solo braccio, terminate con l'anello di vincolo alla volata del fucile. Il pomolo presenta la scanalatura longitudinale a T come la baionetta Mod. 1891, con il piolo che sul primo modello è sbloccato da una levetta zigrinata, mentre successivamente si adottò un pulsante identico al sistema dalla Mod. 1891. La lama è incernierata sull'elsa e, bloccata da un pulsante, si ripiega nell'apposita scanalatura dal manico ma non completamente. Infatti circa metà lama sporge dal pomolo, trasformando quindi la baionetta in un corto pugnale. L'arma poteva essere tenuta ripiegata anche quando inastata, in quanto la lama sporgente veniva accolta in un'apposita scanalatura sul fusto della cassa del fucile.

Entro la fine del 1939, probabilmente per problemi di resistenza meccanica e di difficoltà produttive, la lama sui nuovi esemplari fu resa fissa.

Tale baionetta è adottata anche dal Beretta MAB 38.

Il fodero di tale baionetta è completamente metallico e fu prodotto in tre versioni: una con nervature di rinforzo con passante diagonale per la cintura, una seconda senza nervature e sempre con passante diagonale ed una terza con gancio a vite per normale taschetta portabaionetta.

Modelli derivati

[modifica | modifica wikitesto]

Il moschetto balilla

[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Moschetto Balilla.
Esemplare di "Balilla" per GIL

Durante il ventennio fascista, dal Carcano-Mannlincher mod. 1891 per cavalleria fu ricavato il moschetto Balilla, una riproduzione quasi identica, ma in scala ridotta, destinata all'addestramento all'uso delle armi della gioventù italiana della futura società fascista[8]. Il moschetto Balilla era dotato di baionetta a punteruolo ripiegabile[9], a punta smussata per renderla inoffensiva[9].

Si stima che, tra il 1930 e il 1940, ne siano stati prodotti circa 30.000 esemplari[9]. Un certo numero fu portato in patria da soldati statunitensi impegnati in Italia. Nonostante tali cifre, il fucile, noto negli Stati Uniti come Youth Italian Carbine (YIC), è considerato piuttosto raro dai mercato collezionisti. Ancor più rare sono le speciali pallottole a salve, oggetti da collezione preziosi e ricercati.[9]

Carcano "Type I"

[modifica | modifica wikitesto]
Esemplare di Carcano Type I creato per l'Impero Giapponese, si può notare come l'arma incorporasse anche alcune caratteristiche dell'Arisaka Type 38

Tra i fucili impiegati dai Giapponesi nel corso della seconda guerra mondiale vi fu anche il cosiddetto Type I, derivato dai Modello 91 in dotazione alle truppe italiane; Il Giappone stava cercando di migliorare i propri rapporti diplomatici con l'Italia fascista tramite accordi commerciali, tra cui vennero richiesti 130.000 fucili per armare il nuovo stato cliente del Manchukuo, sottoposto al controllo di Tokyo.

L’arma era sostanzialmente un ibrido tra il sistema Carcano e il fucile giapponese Arisaka Type 38, in quanto incorporava meccanica, otturatore, sistema di alimentazione e sicura derivati dal Carcano Mod. 91, adattati alla cartuccia giapponese 6,5 × 50 mm Arisaka e combinati con alcuni elementi ergonomici e di configurazione propri dell’arma d’ordinanza nipponica.

Alla fine delle trattative, nel Gennaio del 1939, venne avviata la produzione di 120,000 fucili, con canne prodotte dall'Arsenale di Terni, ed armi montate dall'Arsenale di Gardone Val Trompia, dalla Beretta e dalla F.N.A. di Brescia. le armi arrivarono in Giappone entro il Marzo 1940 (prima dell'ingresso in guerra dell'Italia), e vennero distribuite a unità collaborazioniste, a forze di controllo del territorio e ad unità addestrative della Marina Imperiale Giapponese.[10] La maggior parte dei Tipo I fu catturata dagli americani nelle isole del pacifico e nelle Filippine.

Carcano 7,92x57mm Mauser

[modifica | modifica wikitesto]

Il Carcano 7,92x57mm Mauser, conosciuto anche come Carcano-Krieghoff dal nome del principale arsenale che si occupò della sua lavorazione, fu il risultato di una conversione sperimentale dell'arma operata sul finire della guerra dagli arsenali tedeschi e da alcune fabbriche italiane sotto controllo tedesco. Si trattava essenzialmente di un tentativo di armonizzare le grandi quantità di fucili italiani caduti in mano germanica a seguito dell'armistizio di Cassibile con la logistica delle forze armate tedesche, standardizzata appunto sull'8mm Mauser; la conversione venne operata rialesando la canna dell'arma e modificando otturatore e serbatoio così che potessero accogliere le munizioni standard della Wehrmacht.

Tuttavia la differenza di dimensione e potenza tra il 6,5mm Carcano e l'8mm Mauser creava non pochi problemi di alimentazione e affidabilità meccanica, cosa che in alcuni esemplari spinse i tecnici a risolvere l'ostacolo aggiungendo una zeppa di legno al caricatore e rendendo dunque l'arma monocolpo.

La maggior parte dei Carcano così riconvertiti andò ad armare i membri del Volkssturm e vide gli ultimi combattimenti sul fronte orientale contro le forze sovietiche, principalmente la Battaglia di Berlino. Nel dopoguerra alcune aziende italiane di Gardone Val Trompia continuarono nella conversione sperimentale in calibro 7,92x57mm, ma si trattò di pochi lotti e destinati principalmente all'esportazione verso il mercato mediorientale e arabo.[11]

Nella cultura di massa

[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema Carcano Mod. 91 compare in numerosi videogiochi ambientati tra la fine del XIX secolo e la seconda guerra mondiale, venendo generalmente rappresentato come arma standard delle forze armate italiane. La presenza del fucile nei media videoludici è aumentata soprattutto a partire dagli anni 2000, parallelamente al crescente interesse per le ambientazioni storiche della prima e della seconda guerra mondiale.

Tra le apparizioni più note vi è la serie Battlefield 1, ambientata durante la prima guerra mondiale, nella quale il Carcano compare sia nella versione da fanteria sia nella variante da tiratore scelto, impiegata principalmente dalle truppe italiane. Il sistema è presente anche in Battlefield V, dove vengono rappresentate diverse varianti del fucile utilizzate nel corso della seconda guerra mondiale.

Nella serie Call of Duty il Carcano appare in vari capitoli dedicati al secondo conflitto mondiale, tra cui Call of Duty 2, Call of Duty: Big Red One, Call of Duty: WWII e Call of Duty: Vanguard, spesso raffigurato come arma delle truppe italiane o come fucile di precisione. In alcune rappresentazioni vengono utilizzate anche versioni ispirate al Mod. 38 e ai moschetti da cavalleria.

Il Mod. 91 compare inoltre nella serie Sniper Elite, dedicata alle operazioni dei tiratori scelti durante la seconda guerra mondiale, dove viene utilizzato sia dalle forze italiane sia da unità ausiliarie dell’Asse. Analogamente, il sistema appare in Day of Infamy, Hell Let Loose, Mare Nostrum, Forgotten Hope 2, Isonzo ed altri sparatutto storici focalizzati sul realismo bellico.

In Medal of Honor: Airborne e Medal of Honor: Allied Assault il Carcano è utilizzato dalle truppe italiane presenti nelle missioni ambientate nel teatro mediterraneo, mentre nella serie Red Orchestra e nel videogioco Enlisted compare come arma standard o secondaria delle unità italiane e delle formazioni collaborazioniste dell’Asse.

Tra le apparizioni più insolite del sistema vi sono quelle nella serie Red Dead Redemption e in Red Dead Redemption 2, dove il “Carcano Rifle” compare come fucile di precisione a otturatore girevole-scorrevole utilizzabile dal giocatore. Pur presentando alcune differenze rispetto ai modelli storici originali, l’arma è chiaramente ispirata alle versioni da tiratore scelto del sistema Carcano italiano.

Il fucile appare frequentemente anche nei videogiochi strategici e tattici ambientati nella seconda guerra mondiale, come Company of Heroes, Men of War e Hearts of Iron IV, nei quali viene rappresentato come equipaggiamento standard della fanteria italiana.

Cinema e televisione

[modifica | modifica wikitesto]

Il Carcano compare in numerosi film e serie ambientati durante la prima e la seconda guerra mondiale, soprattutto in produzioni dedicate alle campagne italiane o al fronte mediterraneo.

Una delle apparizioni più note è nel film JFK di Oliver Stone, nel quale il fucile viene mostrato come l’arma attribuita a Lee Harvey Oswald nell’assassinio del presidente Kennedy. Proprio questo episodio contribuì fortemente alla notorietà internazionale del sistema Carcano nel dopoguerra.

Il Mod. 91 appare inoltre in film bellici dedicati al fronte italiano o alle campagne della seconda guerra mondiale, tra cui Mediterraneo, Il mandolino del Capitano Corelli, Il Sangue dei Vinti e varie produzioni televisive storiche italiane.

Produttori principali

[modifica | modifica wikitesto]

I produttori più rilevanti furono:[12]

  1. museounasci.com, https://www.museounasci.com/prodotto/fucile-carcano-mod-91-2/.
  2. (EN) Revelli-Terni rifle, su Gun Wiki. URL consultato il 7 agosto 2026.
  3. Diego Bianco, Il Carcano di Oswald, su Carcano Compendium. URL consultato il 30/04/2025.
  4. Forgotten Weapons, M38 Carcano: Best Bolt Rifle of World War Two?, 26 maggio 2020. URL consultato il 21 maggio 2026.
  5. Forgotten Weapons, M91/41: A Step Back From the M38 and the Last Carcano, 9 giugno 2020. URL consultato il 21 maggio 2026.
  6. baionette per 91, su il91.it.
  7. Diego Bianco, Carcano Compendium, su carcanorifle.com. URL consultato il 30/04/2025.
  8. (EN) «Italian Youth Rifle», in: Philip Peterson, Standard Catalog of Military Firearms: The Collector's Price and Reference Guide, Gun Digest Books, 2011 (p. 243)
  9. 1 2 3 4 Wayne Zwoll, Bolt Action Rifles Expended. Expanded 4th, Krause Publications, 2011 (p. 70)
  10. Diego Bianco, "Type I" - il Carcano Giapponese, su Carcano Compendium. URL consultato il 30/04/2025.
  11. Forgotten Weapons, Krieghoff 8mm Mauser Carcano for the Volkssturm, 10 gennaio 2022. URL consultato il 19 maggio 2026.
  12. Anni di fabbricazione dei fucili Carcano, su exordinanza.net.
  13. 1 2 3 John Walter, Rifles of the World, Krause Publications, 2006, p. 273, ISBN 0-89689-241-7.
  14. 1 2 David Miller, Fighting Men of World War II, Volume I: Axis Forces--Uniforms, Equipment, and Weapons (Fighting Men of World War II), Stackpole Books, 2007, p. 369, ISBN 0-8117-0277-4.
  15. David Yelton, Hitler's Home Guard: Volkssturmman, Osprey Publishing, 2006, p. 62, ISBN 1-84603-013-7.
  16. Pignato, op. cit. pag. 17
  17. Old Italian Carcanos Used by Rebels in Libya Revolutionary Program, 7 luglio 2011
  18. Slovenski partizan : orožje, obleka in oprema slovenskih partizanov (PDF), Ljubljana, Muzej ljudske revolucije Slovenije, 1990, pp. 23–24. URL consultato il 20 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 28 giugno 2021).
  • Hogg I.V., Weeks J., Armi militari portatili del XX secolo, Milano, De Vecchi, 1977.
  • R. F. Pettinelli, B. Di Giorgio -1891 Il Fucile Degli italiani - Edisport Editoriale, 2007
  • G. Chegia, A. Simonelli - The Model 1891 Carcano Rifle: A Detailed Developmental & Production History, 2018
  • L. Gucci - Armi Portatili - G. U. Cassone, Torino - 1914
  • N. Pignato, F.Cappellano - Le armi della Fanteria Italiana (1919-1945) - Albertelli, 2008
  • Cadiou R., Alphonse R., Armi da Fuoco, Milano, Mondadori, 1978.
  • Musciarelli L., Dizionario delle Armi, Milano, Oscar Mondadori, 1978.
  • Pignato N., Armi della fanteria italiana nella seconda guerra mondiale, Ermanno Albertelli Editore, 1979.
  • Dunlap Roy F., Ordnance Went Up Front, Samworth Press, 1948.
  • Weeks John, World War II Small Arms, Galahad Books, New York 1979.
  • Sergio Zannol - Livio Pierallini, L'occhio mortale, Itinera Progetti, Bassano del Grappa 2014

Voci correlate

[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti

[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni

[modifica | modifica wikitesto]