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Tamiri

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Tamiri
Nome orig.Θάμυρις (Thamyris)
Lingua orig.Greco antico
Caratteristiche immaginarie
Specieumana
Sessomaschio
Luogo di nascitaTracia
Professioneaedo e musicista

Tamiri (in greco antico Θάμυρις?, Thamyris) è un personaggio della mitologia greca. Fu uno straordinario aedo e un grande musicista, ma il suo orgoglio smisurato lo portò a subire una severa punizione da parte delle Muse.

Figlio di Filammone[1][2][3][4] e della ninfa Argiope.[1][2][3]

Fu il padre di Menippe[5] (in greco antico Μενίππη?, Meníppē) (che divenne la madre di Orfeo)[5] e di Museo,[4] un personaggio omonimo di Museo.[6]

Tamiri si distinse fin da giovane come un ottimo cantore e suonatore di cetra, ma la sua superbia fece sì che gli dei lo punissero.

La sfida alle Muse e la punizione

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Tamiri, durante un viaggio di ritorno da Ecalia, incontrò le Muse in Messenia e, accecato dall'orgoglio per il proprio talento, osò vantarsi pubblicamente affermando che il suo canto avrebbe superato persino quello delle muse stesse che, offese dalla sua superbia (hýbris), lo resero incapace di cantare e di suonare la cetra,[7] oppure lo accecarono[8][1] e gli tolsero l'arte del canto.[1]

Pausania, osservando un dipinto di Polignoto di Taso a Delfi descrive Tamiri come accecato e con la cetra spezzata e gettata davanti ai suoi piedi.[9]

L'amore per Giacinto

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Un altro episodio fondamentale, riportato dallo Apollodoro, lega Tamiri al mito di Giacinto. Tamiri si innamorò perdutamente di Giacinto e, secondo i mitografi, lo scrittore antico attesta esplicitamente che Tamiri fu storicamente il primo uomo mortale ad amare un altro individuo dello stesso sesso. Questo sentimento lo pose in diretta rivalità con il dio Apollo (anch'egli pretendente del ragazzo) e così (Apollo) geloso del rivale, decise di decretarne la rovina riferendo alle Muse della sua (hýbris) per ottenere la rovina di Tamiri.[1]

Influenza successiva e opere perdute

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La figura tragica di Tamiri divenne un soggetto molto amato dal teatro e dalla poesia successiva. Il drammaturgo Sofocle gli dedicò una tragedia intitolata proprio Tamiri (oggi perduta), della quale ci rimangono solo pochissimi frammenti. Le fonti antiche ricordano l'opera perché Sofocle stesso recitò sul palco nel ruolo del protagonista cieco, esibendosi di persona e suonando la cetra con grande maestria.[10]

Nella tradizione mitologica successiva, questo evento divenne il simbolo stesso del tragico destino che attende i mortali che osano competere con le divinità e Platone racconta che l'anima di Tamiri, dopo la morte, scelse di reincarnarsi in un usignolo pur di non subire nuovamente le sventure umane.[11] Anche il poeta ellenistico Callimaco riprese il mito di Tamiri e nei suoi frammenti poetici, consolidando nella tradizione letteraria successiva, pone la figura di Tamiri come l'archetipo del musicista punito per la sua superbia ed associato al malinconico canto dell'usignolo.[12]

  1. 1 2 3 4 5 (EN) Apollodoro, Biblioteca, libro I, 3.3, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  2. 1 2 (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, libro X, 7.2, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  3. 1 2 (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, libro IV, 33.3, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  4. 1 2 (EN) SudaMu.1295, su topostext.org. URL consultato il 25 giugno 2026.
  5. 1 2 (EN) Giovanni Tzetzes, Chiliadi, Libro I, 12, su theoi.com. URL consultato il 15 giugno 2026.
  6. (EN) SudaMu.1294, su topostext.org. URL consultato il 25 giugno 2026.
  7. (EN) Omero, Iliade, libro II, 2.595, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  8. (EN) Euripide, Reso, 906, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  9. (EN) Pausania, Periegesi della Grecia, libro X, 30.8, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  10. (EN) Ateneo di Naucrati, Deipnosophisti, 1.37, su topostext.org. URL consultato il 23 giugno 2026.
  11. (EN) Platone, Repubblica, 620a, su topostext.org. URL consultato il 15 giugno 2026.
  12. Callimaco, Frammenti (ed. Pfeiffer).

Collegamenti esterni

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